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    15/08/2026

Autonomia, libertà, dignità: la sfida di Di Nunno

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Da sx: Iandoli, Santoro, Picone, D'Oria, Santinelli e GengaroSAN POTITO ULTRA – Il Comune ed il sindaco di San Potito Ultra, avvocato Francesco Saverio Iandoli, hanno oggi ricordato Antonio Di Nunno ad un mese dalla scomparsa.

Filippo D’Oria dell’associazione “Uscita di sicurezza” ha coordinato i vari interventi dopo un personale ricordo dell’indimenticabile sindaco di Avellino: duro e buono, nemico delle ipocrisie ed animatore di quel laboratorio politico che tentò di rimodellare la città di Avellino al concludersi di un secolo; interprete delle sensibilità non ancora oggi sopite di quella stagione, le tradusse nella variante di salvaguardia degli ambiti fluviali e collinari, in altri termini pose  lo stop all’utilizzo di altri e vergini terreni per l’espansione di nuove costruzioni, oltre il perimetro urbano.

Sono intervenuti Antonio Gengaro, Generoso Picone, Amalio Santoro ed Ugo Santinelli. Da diversi punti di vista, comune è emerso il terreno principe delle amministrazioni Di Nunno, l’urbanistica, intesa non come tecnica per esaudire le speculazioni di pochi, privati e proprietari, ma come processo culturale di una intera comunità. Per dirla con le parole di Generoso Picone, l’urbanistica come occasione per realizzare la passione di una città, per una città.

Gengaro e Picone, accomunati dall’essere stati per lungo tempo nelle giunte presiedute da Antonio Di Nunno, hanno ricordato quanto i provvedimenti coraggiosi fossero stati preparati da un lungo lavorio, una largo accumulo esperenziale che il giovane Di Nunno ha cominciato per tutti gli anni Settanta, soprattutto dal periodo di sindacatura di un altro giornalista prestato alla politica, Antonio Aurigemma che, in dialogo con la sinistra di Federico Biondi, tentò di porre rimedio al sacco di Avellino degli anni Sessanta. Di Nunno seppe trovare e guidare un gruppo di giovani, tecnici o impegnati in varie militanze sociali e politiche, coinvolgere l’intera comunità avellinese per una nuova Avellino che apparve possibile. Finché gli spazi di autonomia, concessigli dalla crisi dei partiti post-tangentopoli, non si restrinsero. Quasi che i termini partito e comunità non potessero più coesistere. Ed è l’ultimo Di Nunno, cacciato nei fatti ed oggi malamente rievocato da amministratori e dirigenti di partito. Ad Antonio Di Nunno resta per sempre la dignità degli atti, anche quelli amministrativi, ideati e compiuti senza nessuna pur minima convenienza o calcolo personale. Dignità è l’ultima parola dell’ultimo pezzo scritto dal giornalista Di Nunno, apparso sul suo giornale L’Irpinia e sul Mattino.

Ad Amalio Santoro il compito di analizzare nel profondo Antonio Di Nunno cattolico democratico, non un semplice lettore della lezione di Sturzo. Come Sturzo, profonda attenzione alle ragioni dei territori, delle comunità che vivono, soffrono e lavorano. L’azione politica di Di Nunno aiuta a comprendere quanto la parola “politica” possa essere declinata senza spregevolezza.

Ugo Santinelli ha paragonato il vissuto di Antonio Di Nunno alla contemporanea vicenda dell’urbanistica italiana sulla scorta di un libro che il giornalista-sindaco aveva molto amato, Nella città dolente di Vezio De Lucia: un testo folgorante per un irpino, poiché comincia dalla mancata riforma urbanistica dei suoli edificabili approntata dal giovane Fiorentino Sullo, sconfessata in modo plateale dalla sua Democrazia cristiana. Il Di Nunno degli ultimi anni consegna a chi gli succede un tema non più rinviabile: il territorio, nel rapporto con le città consolidate, nella costellazione dei centri minori. Il territorio da tutelare e rinfrastrutturare in una nuova stagione di programmazione.

Al sindaco Iandoli spettano le conclusioni, con la condivisione delle ansie e delle passioni che si intrecciano nel ruolo di sindaco, ieri per Di Nunno, oggi per lui. Come spesso affermava Pietro Nenni “ogni giorno porta la sua pena”.

AVELLINO – Ospitiamo l’intervento di Antonio Gengaro, apparso oggi sulle pagine provinciali del Mattino, di presentazione del convegno di San Potito.

* *  *

A poco più di un mese dalla scomparsa di Tonino noi amici continuiamo a vederci, quasi quotidianamente, nel caffè "letterario" di Pino sotto la vecchia sede de Il Mattino in Corso Europa. Sfogliando i quotidiani, senza confessarcelo, inconsciamente avvertiamo in quel luogo l'essenziale presenza-assenza del sindaco che non c'è più. Sarebbe stato contento dell'elezione del cattolico democratico Mattarella alla presidenza della Repubblica. Ne avevamo parlato, era scettico sulle possibilità di successo del giudice della Corte Costituzionale, immagino che da militante della sinistra di Base, il meglio della storia democristiana, ne sarebbe stato felice. Come quella volta che al congresso di Rimini Castagnetti ebbe la meglio su  Franceschini e Zecchino.

Con Nicolino Cecere della Gazzetta dello Sport, nei giorni scorsi, abbiamo ricordato i tempi di Radio Irpinia, fucina di  affermati giornalisti e professionisti, cresciuti sotto l'egida severa del caporedattore Di Nunno. Il maestro Eraldo Barra ci ha fatto dono di un ritratto di  Tonino, ogni tanto passa  perché dice che tra di noi si respira l'aria dell'ex primo cittadino. Fa piacere che in tanti lo abbiano ricordato: l'ultimo numero del giornale telematico L'Irpinia, di Carlo Silvestri, è interamente dedicato a lui.

Per tutelare la sua memoria, ma soprattutto per approfondire le politiche territoriali  di Avellino, dell'Irpinia e del Mezzogiorno d'Italia, con particolare riferimento all'ambiente, alla cultura, alla mobilità, allo sviluppo, al turismo, all'urbanistica, daremo vita all'associazione Tonino Di Nunno. Sarebbe stato contento della discussione dei giorni scorsi con Emanuele Felice sul "Perché il Sud è rimasto indietro" e della giornata in ricordo di Carlo Muscetta e Antonio Maccanico, suoi punti di riferimento, promossa dal Centro Dorso. Avrebbe apprezzato l'elezione del competente Bianchino alla guida dell'Ato rifiuti. Non gli sarebbe piaciuta, però, la formula delle larghe intese.

Quando era in carica, Di Nunno negli enti di servizio creava le condizioni per il centrosinistra organico, lasciando solo uno spazio di controllo ad un sindaco del centrodestra. Avrebbe giudicato in maniera molto negativa la incomprensibile crisi latente in atto al Comune. Sicuramente avrebbe sbattuto fuori dalla porta e dalle riunioni consiglieri in palese conflitto di interessi sulla questione rifiuti, che, spregiudicatamente, sono stati in grado di orientare il dibattito del Partito democratico in città sulla delicata materia. Ma soprattutto non avrebbe gradito la retorica farisaica - post mortem - per cui ogni cosa che si dovrà fare ad Avellino, dal darle un'anima  fino alla costruzione - era ora - della città giardino, sarà per realizzare il suo disegno.

L'eredità di Di Nunno per nuovi e vecchi amministratori è un'eredità pesante. In nome di Tonino tutto è accettabile e superabile, tranne la malafede e le inutili strumentalizzazioni.

 

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