AVELLINO – “L’esito della votazione è stato del tutto coerente con le indicazioni ricevute dalla minoranza. La tensione registratasi anche prima della votazione è solo l’ennesima conseguenza di una frammentazione della minoranza che non può essere scaricata sulla maggioranza. Non accettiamo lezioni di bon ton istituzionale da chi non ha votato l’indicazione della maggioranza in commissione Cultura e si è rifiutato di fornire il nome del vicepresidente nella stessa commissione montando un caso di “mercimonio” in quella occasione. La maggioranza ha garantito nel rispetto delle prerogative della minoranza il numero legale nella convocazione di oggi e ha fatto in modo che l’esito dell’urna fosse quello indicato dalla minoranza. Siamo infatti convinti che l’avv. Dino Preziosi possa garantire la produttività e il buon esito dei lavori della commissione. Tutta la maggioranza è pronta a collaborare, nell’ambito della commissione Statuto, al fine di adeguare questo alle normative vigenti e per aprirlo al nuovo contesto sociale rendendolo più moderno. Purtroppo bisogna registrare che, prima per le dimissioni dei componenti di minoranza della commissione Statuto ed ora per una incomprensibile presa di posizione sempre dei rappresentanti della minoranza presenti, non si riesce a lavorare e a far ripartire la commissione Statuto”.
È quanto dichiara la capogruppo del Pd al Comune di Avellino, Ida Grella, in merito ai lavori di questa mattina della commissione Statuto convocata per l’elezione del presidente. Elezione che, con quattro voti a favore, un’astensione e tre schede nulle, è avvenuta con la scelta di Costantino Preziosi che, però, appena proclamato presidente, si è immediatamente dimesso. Motivo? La mancanza di unanimità, ha spiegato Preziosi.
Naturalmente sulla vicenda si è innescata una vivace polemica tra maggioranza ed opposizione (tra le cui file erano assenti i consiglieri Montanile ed Ambrosone), con un ping-pong di accuse che la dice tutta sul livello del confronto politico in atto a Palazzo di città. Tutto questo, naturalmente, non fa altro che svilire il ruolo di organismi come le commissioni che, almeno sulla carta, dovrebbero svolgere un compito molto importante: quello cioè di filtro dei lavori del Consiglio comunale e di controllo dell’attività amministrativa. Sì, di controllo. Ma, stando così le cose, quis custodiet ipsos custodes? Chi sorveglierà i sorveglianti? Crediamo che non sarà facile poter rispondere a questo quesito di Giovenale.




