AVELLINO – “La maggioranza non ama essere controllata e non ci mette in condizione di lavorare. Oggi era il momento opportuno per affrontare l’argomento e sottoporlo poi all’attenzione del sindaco e del Consiglio. Se non riusciamo a risolvere questi problemi entro il 19, quando cioè si riunirà il Consiglio comunale, ci rivolgeremo alla magistratura”.
Lo afferma Costantino Preziosi, capogruppo di “La svolta per Avellino”, nel corso di una nuova conferenza stampa convocata dopo la mancata riunione della commissione Trasparenza e l’ennesima rottura con la maggioranza sulla questione dell’Assoservizi e delle cosiddette cartelle pazze. Di natura opposta, naturalmente, la spiegazione che viene dall’altro fronte rappresentato dai consiglieri del Pd Adriana Percopo, Silvia Amodeo, Mario Cucciniello e Franco Russo che – si legge in un comunicato – “prendono atto del fatto che ancora una volta il presidente non garantisce il corretto svolgimento dei lavori della commissione e ne fa un utilizzo strumentale”.
“Nella riunione della commissione precedente – si legge ancora – è stata richiesta dai consiglieri della maggioranza di presentare una copia degli atti portati in discussione dal consigliere Preziosi, di convocare il dirigente della ragioneria, di fornirne copia all’assessore e quindi di rispettare il giusto iter procedurale nel rispetto del regolamento vigente”.
“Anche nella seduta della commissione odierna non si è provveduto a porre all’ordine del giorno della convocazione la nomina del vicepresidente così come previsto a seguito della rimodulazione della suddetta commissione (v. art. 11 regolamento delle commissioni consiliari). I consiglieri di maggioranza precisano che da parte loro non c’è stata nessuna volontà ad abbandonare i lavori della commissione, ma che è indispensabile verificare la trasparenza e la regolarità della diffusione e della eventuale validità degli atti impropriamente divulgati ai fini di una corretta e imparziale procedura amministrativa. Inoltre ritengono che non sia compito di questa commissione esprimere pareri di legittimità o meno degli atti e chiedono al segretario generale che vengano chiariti i compiti di tale commissione, che non risponde certo ad una commissione di indagine come art. 33 regolamento delle commissioni consiliari”.
Fin qui la cronaca. Che cosa ci sia di riformistico in questo lavoro delle commissioni consiliari lo sa solo il consigliere Arturo Iannaccone che l’altro ieri ha invocato, a nome del gruppo di Autonomia Sud, un confronto tra i capigruppo per dare una soluzione all’empasse venutosi a creare dopo la mancata elezione del presidente della commissione Statuto nella persona di Costantino Preziosi. “Il Comune di Avellino – aveva scritto l’ex parlamentare – non può sottrarsi all’esigenza di fare la propria parte, sia pure a livello istituzionale territoriale, nell’ambito di questo processo riformatore”.
Parole di grande caratura politica che potrebbero anche scatenare la reazione del presidente Renzi impegnato a portare avanti tra non poche difficoltà il discorso delle riforme insieme con la sua ministra Maria Elena Boschi, ma che invece fanno solo a pugni sulla qualità delle risposte che dall’attività delle commissioni consiliari viene purtroppo fuori. Solo un mare di polemiche che rafforza sempre più la tesi di chi vorrebbe disciplinato diversamente il ruolo di questi organismi il cui contributo al dibattito politico rischia di essere, il più delle volte, inconsistente. Senza dire poi del discorso legato al gettone di presenza che pure qualcuno non ha esitato a mettere in campo anche quest’oggi.
