AVELLINO – Salvo sorprese dell'ultim'ora, dovrebbero celebrarsi – dopo l’ennesimo rinvio – domenica 1 marzo le primarie del centrosinistra per selezionare il candidato alla presidenza della Regione Campania.
Mentre Caldoro, da mesi, è in campagna elettorale distribuendo risorse sui territori, a pioggia, in puro stile laurino, la coalizione progressista, come al solito, si è fin ora dilaniata nel solito giochino primarie sì, primarie no. È ancora possibile una candidatura unitaria come quella prestigiosa del prof. Nicolais, attuale presidente del Cnr?
Ai nastri di partenza ci saranno il socialista Di Lello, il dipietrista Di Nardo, ma la vera partita sarà a tre. De Luca, Cozzolino, Migliore si sfideranno all'ok corral per conquistare l'agognata candidatura. Saranno forti e incessanti, fino all'ultimo, le pressioni dei garantisti a giorni alterni per far ritirare dalla contesa il sindaco di Salerno per i suoi problemi con la giustizia.
È guerra fratricida tra le correnti, nelle comunità, per sostenere l'uno o l'altro pretendente. Fin ora non si intravede uno straccio di proposta per il futuro dei cittadini campani. Quale rapporto si immagini tra zone costiere ed aree interne, anche alla luce della riforma che ha creato la città metropolitana di Napoli e radicalmente ridimensionato il ruolo delle Province. Come utilizzare le risorse comunitarie, attraverso grandi progetti di innovazione, per esempio, su acqua, ambiente, beni culturali, impresa, rifiuti, trasporti, turismo, o continuare con il finanziamento, spesso a fini clientelari, di singole piccole iniziative.
Saranno le politiche per l'occupazione la priorità del prossimo governo della Campania, dilaniata da un'emergenza sociale senza precedenti. Non sarà facile sconfiggere Caldoro. Ha dalla sua un giudizio positivo della gente per la sobrietà con la quale ha esercitato il ruolo, per aver messo sotto controllo i conti della sanità, per aver, al di là del merito, accelerato sulla spesa del fondi europei. Quello che sembra crollato è il mondo che lo ha sostenuto in questi anni.
Che fine farà Forza Italia, senza Cosentino? Saranno sufficienti le liste dei piccoli partiti del centrodestra, più le aggregazioni di diretta emanazione del presidente, a tamponare l'emorragia di voti prevista dai sondaggi? E che ruolo avranno Ncd ed Area popolare, a Roma fedeli alleati di Renzi, a Palazzo Santa Lucia, con potenti assessori e consiglieri, alla corte del governatore? Ed i De Mita del compromesso storico, questa volta si batteranno per il potere o per la gloria? La parte più avvertita della pubblica opinione si chiede, inoltre, che fine faranno la maggior parte dei consiglieri, appartenenti ad entrambi gli schieramenti, indagati per rimborsopoli. Saranno ricandidati?
Quando i partiti furono una cosa seria, per motivi di opportunità, in questi casi, si mandava tutti a casa. Al successivo turno elettorale, se innocenti ed essendocene le condizioni, si poteva essere riproposti. Ma è ancora presto per parlare della composizione delle liste.




