AVELLINO – Chi segue le vicende socio-economiche ricorderà che in Italia (così come, peraltro, avviene in numerosi altri Paesi del mondo) i censimenti generali della popolazione non si svolgono più ogni dieci anni, ma sono diventati “permanenti”. Hanno dunque una cadenza annuale. Di conseguenza, per questa importante rilevazione statistica c’è stato un radicale cambiamento di strategia rispetto alla conta diretta che, con periodicità decennale fino al 2011 (anno dell’ultimo censimento) coinvolgeva tutti gli individui e tutte le famiglie.
Il nuovo censimento – fa notare l’Istituto nazionale di statistica – “si basa, infatti, sulla combinazione di rilevazioni campionarie e dati di fonte amministrativa”; è realizzato ogni anno ed “è inserito all’interno del Sistema integrato dei registri statistici gestito dall’Istat”. Il primo è partito nel 2018; in questi giorni l’Istat sta pubblicando in fascicoli regionali “la prima diffusione dei dati definitivi” riferiti agli anni 2018 e 2019.
Dalla sintesi dei principali risultati emerge che la popolazione censita in Campania al 31 dicembre 2019 ammontava a 5.712.143 abitanti, con calo di 28.148 abitanti (-4,9 per mille) rispetto all’anno precedente e di 54.667 abitanti (- 9,6 per mille) rispetto al censimento 2011. La provincia campana più popolosa è quella partenopea (3.034.410 abitanti); segue Salerno con 1.081.380 residenti. Quindi, s’incrocia Caserta dove gli abitanti sono 913.666; è la volta dell’Irpinia con 410.369 residenti; a chiudere Benevento con 272.318 abitanti. Rispetto all’ultimo censimento decennale, in tutte le circoscrizioni campane, eccezion fatta per Caserta, si registra un calo di abitanti. Benevento e Avellino sono le province che si spopolano di più. Infatti, la prima fa registrare una perdita annua del 5,8 per mille; la seconda del 5,7. A Salerno il calo annuo è stato dell’1,3 per mille; a Napoli dello 0,8. In Terra di Lavoro, invece, c’è stato un incremento di abitanti dal 2011 al 2019 dell’1,2 per mille all’anno.
Analizzando qualche indicatore di struttura della popolazione campana si nota che in tutta la regione risiedono 95 maschi per ogni 100 femmine. Le differenze territoriali sono minime. Infatti, il “rapporto di mascolinità”, come lo chiamano gli esperti della materia, è di 96,4 ad Avellino; 96,0 a Benevento e Caserta; 95,9 a Salerno e 94,3 a Napoli.
L’età media della popolazione della nostra regione è di 42,5 anni. I valori più elevati si registrano a Benevento e Avellino, rispettivamente con 45,2 e 45 anni. A Salerno si sfiorano i 44 anni, mentre a una certa distanza si collocano le province più giovani: Caserta e Napoli dove l’età media della popolazione provinciale si ferma a 41,7 anni.
Due indici sono particolarmente significativi: quello di vecchiaia e quello di dipendenza strutturale. Il primo (dato dal rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e oltre e la popolazione di età 0-14 anni) è pari in tutta la regione a 135,1; vuol dire che ci sono 135 “anziani” per ogni 100 ragazzi. Le oscillazioni tra le diverse province sono notevoli.
A Benevento e ad Avellino – aree in cui l’invecchiamento della popolazione è stato rilevante – si hanno cifre da capogiro. Nel Sannio, per ogni cento unità di popolazione tra 0 e 14 anni, gli over 65 sono quasi i doppio (per l’esattezza192); ad Avellino 186. In provincia di Salerno si scende a 159, per precipitare a Caserta e Napoli a 122.
L’indice di “dipendenza strutturale” calcola quanti individui ci sono in età non attiva per ogni 100 in età attiva. Ebbene, in Campania per ogni 100 persone non attive (quelle che vanno da 0 a 14 anni e gli ultra sessantacinquenni) si contano 50,4 in età attiva (15-64 anni). Il range è compreso tra i 48,4 di Caserta e i 54,2 di Benevento. In mezzo s’incrociano Napoli con 49,8, Salerno 52,0 e Avellino 52,4.
Di qualche altro indicatore ricavabile dalla dettagliata fotografia scattata dall’Istat col censimento permanente ci occuperemo in una prossima occasione.




