AVELLINO – Il Sole – 24 Ore ha pubblicato l’annuale classifica delle province italiane in base alla qualità della vita. Avellino, rispetto a un anno fa, è scesa di ben 9 gradini nella graduatoria nazionale andando ad occupare il 93esimo posto. Facendo la somma dei diversi indicatori presi in considerazione dal quotidiano di Confindustria, la nostra provincia racimola un totale di 412 punti, 178 punti in meno di Trieste che si piazza in testa alla classifica, insieme a Milano e Trento.
L’Irpinia, tra tutte le consorelle campane, è penultima; risultati peggiori li ottiene soltanto Caserta, centesima in graduatoria con 396 punti. Meglio si piazzano Benevento, 86esima con 421 punti; Salerno 89esima con 418 punti e Napoli 90esima con 416 punti. Per completezza d’informazione aggiungiamo che la maglia nera è indossata da Crotone (107esimo posto), preceduta da Foggia (106esima) e Trapani (105esima).
Analizzando gli indicatori esaminati da Il Sole si vede che l’Irpinia ottiene i migliori risultati nel settore della “giustizia e sicurezza”. Tra tutte le province italiane siede sul 59esimo scalino. In questo settore giocano a favore della nostra terra il basso indice di criminalità, il minor numero di furti in appartamento rispetto alla media del Paese, l’esiguo numero di rapine.
Discreti gli esiti ottenuti per “affari e lavoro”. Siano 79esimi. Per “ricchezza e consumi” ci collochiamo all’83esimo posto tra le 107 province italiane: a farci risalire qualche posizione sono l’alto valore dei depositi bancari e postali e la bassa esposizione verso gli istituti di credito. Siamo, poi, 85esimi per “demografia e società”, ma precipitiamo al 96esimo posto per “ambiente e servizi”: bassissima offerta di trasporto pubblico, scarsa produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, irrisoria spesa sociale dei Comuni, non esaltante qualità della vita dei bambini e dei giovani a causa, rispettivamente, della mancanza di asili nido e parchi giochi, e di aree sportive all’aperto, discoteche, ecc.. Scendiamo addirittura tra le ultime 10 province italiane per “cultura e tempo libero”, a causa del basso numero di librerie, dell’irrilevante patrimonio museale, dell’irrisoria percentuale di verde storico, della modesta offerta culturale.
