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    19/04/2026

I dati Istat/Natalità, è deserto demografico anche nella nostra provincia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_ista.jpgAVELLINO – L’Istat ha diffuso qualche giorno fa i dati sulla natalità nel nostro Paese, ponendo in risalto che è stato raggiunto un nuovo record negativo: in tutto lo stivale nel 2023 sono nati circa 380 mila bambini, 13.500 in meno dell’anno precedente.

Il calo delle nascite è proseguito anche nell’anno che sta per chiudersi; lo si evince dalle ultime statistiche disponibili, relative ai primi sette mesi del 2024: 4.600 nascite in meno da gennaio a luglio nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli esperti in demografia cercano le cause alla base di questo preoccupante fenomeno. C’è chi lo attribuisce allo scarso reddito disponibile nelle famiglie per mantenere una prole numerosa; chi punta l’indice contro i governi succedutisi negli anni, i quali avrebbero fatto poco o niente per incentivare una politica delle nascite (carenza di asili-nido e di altri servizi ne sarebbero la prova); chi all’accresciuta precarietà del lavoro che non assicurerebbe la certezza del salario per mantenere la famiglia; chi all’età matura in cui attualmente si convola a nozze. E così via.

Nelle aree più povere - tra queste l’Irpinia - il deserto demografico è causato anche dalla massiccia emigrazione che ha portato via dal territorio proprio le classi di popolazione in età feconda; i giovani, ultimati gli studi, vista la mancanza di sbocchi occupazionali, si trasferiscono altrove, spesso anche all’estero, alla ricerca di un lavoro sicuro.

Osservando il trend demografico della nostra provincia, si ha contezza dell’entità del fenomeno. L’Irpinia all’inizio di questo millennio contava circa 430 mila abitanti; all’epoca il quoziente di natalità era pari a 9,1, vale a dire che per ogni mille abitanti residenti nascevano 9 bambini. Attualmente la popolazione irpina è precipitata a meno di 400 mila residenti (per la precisione a 397 mila) e l’indicatore in discorso è sceso a 6,5. Quindi, per ogni mille abitanti nascono quasi tre bambini in meno. Poiché il quoziente di mortalità nella nostra provincia raggiunge il 12,5 per mille, il risultato è che da noi non c’è “crescita” naturale della popolazione, ma una paurosa “decrescita”. Perdiamo  in un anno  ben 5,5 abitanti su mille.

Questo parametro è tra i più alti d’Italia e supera sia la media nazionale (pari al 4,8 per mille) che quella campana (2,6 per mille). Ci sono ben 28 Comuni in Irpinia che nel 2023 hanno segnato un tasso di decrescita naturale superiore al 10 per mille. Sul podio Rocca San Felice, Montaguto e Sant’Andrea di Conza, vicini al 20 per mille. Solo in tre Comuni  (Cassano Irpino, Quadrelle e Sperone) il saldo naturale è di segno positivo, ma con valori vicini all’uno per mille. Negli altri paesi irpini il calo naturale della popolazione ha oscillato tra zero e meno 9,9.

Nella città capoluogo, a fronte di un indice di natalità del 5,7 per mille, si è registrata una mortalità pari al 12,4 per mille; il calo naturale della popolazione è stato quindi del 6,7 per mille, addirittura maggiore della media provinciale.

Questa rilevante perdita è stata in parte ricuperata con l’immigrazione. Nel resto della provincia l’apporto del saldo emigratorio è stato irrilevante, tranne qualche eccezione. In Irpinia nel 2023 sono giunte, provenienti da altro comune italiano o dall’estero, poco più di 10mila persone. Ma 9.800 hanno lasciato la nostra terra per andarsene altrove. Appena 200 unità in più, contro le  2.200 perdute per differenza tra nascite e decessi.

 

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