AVELLINO – L’Irpinia scivola sempre più in basso nella classifica delle province italiane per “valore aggiunto” pro-capite. È opportuno ricordare ai non addetti ai lavori che per “valore aggiunto” s’intende l’aggregato che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. È la risultante della differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti). In parole semplici, è la nuova ricchezza prodotta.
Ebbene, fatta questa noiosa premessa tecnica, riferiamo che la nostra provincia, dopo aver vestito negli anni Sessanta addirittura la maglia nera nella graduatoria nazionale, era riuscita a risalire la china. Nel periodo della ricostruzione post sismica guadagnò l’appellativo di “provincia canguro” avendo fatto un balzo in avanti notevole, piazzandosi intorno all’80esimo posto. Ora, come emerge dallo studio condotto dal Centro studi Tagliacarne e Unioncamere, occupa la 94esima posizione. Il valore aggiunto per abitante è inferiore a 20 mila euro, per la precisione 19.982 euro; la media nazionale sfiora i 33 mila euro. Quindi la ricchezza pro-capite prodotta in provincia nell’ultimo anno è inferiore di quasi il 40% rispetto alla media italiana. La distanza con la provincia prima in classifica (Milano, 83mila euro) è siderale: il reddito pro-capite prodotto in Irpinia è pari a un terzo di quello d’un milanese.
Avellino è penultima tra le province campane; infatti, è seguita da Caserta (99esima nella classifica nazionale) che si ferma a 19.131 euro. Le altre consorelle regionali così si posizionano: Napoli sull’83esimo scalino con 21.699 euro a testa, Salerno sull’86esimo con 21.232 euro e Benevento 89esima con 20.068.
Per completezza d’informazione aggiungiamo che il fanalino di coda dell’intero stivale è tenuto da Agrigento (17.377 euro di valore aggiunto pro-capite).
I dati del Tagliacarne e di Unioncamere ci dicono anche che la nostra provincia nel 2023 ha prodotto un valore aggiunto pari a 7.952 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente c’è stata una crescita, al lordo dell’inflazione, del 5,28 per cento. In tutto il Paese l’aumento ha raggiunto il 6,55%; in Campania il 6,65%. Tra le province campane la performance irpina è la peggiore giacché a Benevento è stato raggiunto il 7,28% (da notare che quello sannita è tra gli aumenti più alti d’Italia: tredicesimo posto nella scala nazionale), Caserta il 6,21; Napoli il 6,94 e Salerno il 6,49.
L’indagine del Tagliacarne-Unioncamere fornisce un atro indicatore importante: il confronto tra la posizione occupata per valore aggiunto pro-capite dalle singole province italiane nel 2023 e quella di 20 anni fa. Avellino nel ventennio è scesa di sette gradini, peggio, in Campania, ha fatto Caserta (- 9); meglio Benevento che di scalini ne ha perduto soltanto tre. Napoli e Salerno hanno migliorato la posizione guadagnando, rispettivamente, uno e due posti.
Dunque, ai non confortevoli dati sulla qualità della vita esaminati l’altro giorno si aggiungono le preoccupanti statistiche sulla ricchezza prodotta in provincia.




