NAPOLI – Presentato oggi, nella sede del Banco di Napoli, il nuovo numero monografico della rivista internazionale Rassegna Economica dal titolo: “Ampiezza e dinamiche dell’economia sommersa ed illegale”. Hanno introdotto i lavori il presidente del Banco di Napoli, Maurizio Barracco e il Presidente di Srm, Paolo Scudieri. Il direttore generale di Srm e responsabile della rivista, Massimo Deandreis, ha poi presentato obiettivi e contenuti del nuovo numero, il cui scopo è quello di valutare il peso dell’economia sommersa ed illegale, analizzandone l’ammontare, i margini di diffusione e crescita, l’internazionalizzazione del fenomeno e le nuove frontiere del sociale per avviare strategie di contrasto.
I temi sollevati sono stati discussi nell’ambito di una tavola rotonda moderata da Carlo Borgomeo, presidente Fondazione con il Sud, a cui hanno preso parte Giuseppe Boccuzzi, direttore Banca d’Italia di Napoli; Romilda Rizzo, ordinario di Scienza delle finanze dell’Università di Catania; Leonida Primicerio, sostituto procuratore nazionale antimafia; Maurizio Vallone, direttore Servizio controllo del territorio del dipartimento di pubblica sicurezza di Roma; e Antonio Buonajuto, primo presidente della Corte di Appello di Napoli. Ha concluso i lavori il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti. Al termine dei lavori si è svolta la cerimonia di assegnazione del Premio Rassegna Economica 2013 nel corso della quale il direttore generale del Banco di Napoli, Franco Gallia, nel suo intervento ha evidenziato l’importante ruolo del sistema bancario nell’azione di antiriciclaggio.
La consegna dei riconoscimenti ha visto la partecipazione dei vincitori del bando dei due filoni di ricerca proposti quest’anno: “Le dinamiche e le caratteristiche strutturali dell’economia del Mezzogiorno nel contesto competitivo nazionale ed internazionale”, vincitore Roberto Martino, PhD in Economics, Università degli Studi di Pisa; saggio “Trends in the Italian Dualism: labour productivity dynamics and structural change”; “Le relazioni economiche tra l’Italia ed il Mediterraneo”, vincitore Simone Tagliapietra, ricercatore presso la Fondazione Eni Enrico Mattei e dottorando di ricerca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; saggio: “The Mediterranean Energy Relations after the Arab Spring. The potential role of Italy as a catalyst for a new EU-North Africa-GCC “triangle of growth”.
Alcune evidenze sul fenomeno dell’economia sommersa ed illegale
Definizioni - Il sommerso è l’insieme delle attività parzialmente o totalmente svolte sulla base di comportamenti omissivi del rispetto delle norme fiscali e/o contributive. Spesso attiene ad illeciti di natura civilistica (ad es. lavoro nero, evasione fiscale e contributiva). L’economia illegale rappresenta invece l’insieme delle attività economiche svolte sulla base di comportamenti criminali quasi sempre attinenti ad illeciti penali quali ad es. l’usura e il riciclaggio. Tutte le componenti del sommerso e una parte dell’economia illegale (e segnatamente quella che genera scambi economici) rientrano nella definizione riconosciuta a livello internazionale e definita come NOE-Non Observed Economy (Economia Non Osservata).
I numeri – In Europa, l’economia sommersa è in calo dal 2003 al 2013, dal 22,4% del Pil al 16,5%, mentre nella media dell’area Euro tale dato scende al 15%. Il problema del sommerso è quindi un problema che caratterizza - con pesi e caratteristiche diverse – tutti i principali paesi europei. L’Italia in questo contesto si posiziona al 2° posto dopo la Germania per ammontare di economia sommersa (circa 333 miliardi di euro rispetto ai 351 miliardi della Germania). Nonostante importanti risultati di contrasto attuati da magistratura e forze dell’ordine si evidenzia un peso sul Pil ben superiore al dato tedesco (si stima un valore tra il 17% ed il 21% del Pil rispetto al 13% tedesco). In Italia inoltre, il peso dell’economia illegale/criminale (che si somma a quella sommersa) rappresenta una valore compreso tra il 9 e l’11% del Pil. Nel Mezzogiorno i dati sia riferiti al sommerso che alla componente illegale sono sensibilmente superiori rispetto alla media nazionale incidendo per circa il 27% del Pil per la parte sommersa e per circa l’11% del Pil per quella illegale/criminale. Secondo una simulazione di Srm se l’Italia riuscisse ad abbassasse il proprio livello di economia sommersa allineandosi ai livelli della media dell’area euro (pari a circa il 15% del Pil) ciò genererebbe un’emersione di gettito fiscale e contributivo di circa 40 miliardi (con logici benefici sulle finanze pubbliche) e produrrebbe una maggiore crescita del Pil di circa 10 miliardi per effetto degli effetti positivi indotti sull’economia “sana”.
Aggiornamento dell’8 novembre 2013, ore 15.12 – L’intervento di Franco Gallia, direttore generale Banco di Napoli - Le imprese localizzate in area ad alta densità criminale pagano tassi di interesse di quasi 30 punti base superiori rispetto a quelle con caratteristiche simili, ma localizzate in aree a basso crimine perché le banche tendono ad applicare condizioni più onerose in aree a elevata attività criminale dove è più probabile che l’impresa cliente sia vulnerabile a fenomeni come l’associazione mafiosa, le estorsioni e l’associazione a delinquere. Nelle sue forme più gravi, le attività del crimine organizzato, riescono a far deviare il sentiero di sviluppo di una regione verso livelli inferiori al potenziale. Tra queste l’attività di riciclaggio che secondo recenti stime, in Italia solo nell'ultimo anno, rappresentano una cifra pari a circa il 7-8% del Pil nazionale italiano. Per far fronte a questo fenomeno le banche si sono organizzate al loro interno con meccanismi di controllo sempre più sofisticati, dando vita ad un sistema efficace nella lotta al riciclaggio di denaro che non si limita ad evitare il proprio coinvolgimento nell'accettazione di denaro proveniente da fonti illecite o da attività criminali, ma contribuisce attivamente anche fornendo un aiuto concreto alle Autorità di vigilanza e giudiziarie nella fase investigativa.
Questa è un’azione importante, impegnativa e onerosa per il sistema bancario, ma fondamentale per favorire l’emersione e contribuire a spostare economia sommersa e illegale nella fascia della legalità con benefici per tutto il sistema economico. Solo nel 2012 la Uif (Unità di Informazione Finanziaria) ha ricevuto 67.047 segnalazioni di operazioni sospette (Sos), con un incremento, rispetto all'anno precedente, del 36,6%. Per contrastare il fenomeno del riciclaggio non si può prescindere da un duplice livello di cooperazione. Il primo livello è quello della cooperazione internazionale tra istituzioni e serve per contrastare la dimensione sovranazionale del fenomeno, favorita dalla globalizzazione dell’economia e dalla integrazione dei mercati finanziari. Il secondo livello è invece locale e richiama, ancora una volta, i valori del capitale sociale e della cultura della legalità: assicurarsi che le transazioni finanziarie siano tracciabili, individuare e segnalare le operazioni sospette è un compito e un obbligo che le norme attribuiscono a intermediari e professionisti che devono conoscere bene i loro clienti. Oltre il 96% (circa 65.000) delle segnalazioni proviene da banche e intermediari finanziari. La regione da cui proviene il maggior numero di segnalazioni è la Lombardia (19% del totale nel 2012), seguita da Lazio e Campania (12% ciascuna). I dati evidenziano una forte correlazione tra ripartizione regionale delle segnalazioni e alcuni indicatori economici e finanziari regionali come il numero di conti correnti e il Pil. Il Paese ha un grave problema di criminalità economica che può essere contrastato solamente se si riesce tutti insieme ad affrontare il problema dell’illegalità e del sommerso con un nuovo approccio “culturale” e con la giusta consapevolezza, i rischi connessi alla criminalità, al riciclaggio ecc. possono essere efficacemente presidiati e, in prospettiva, finalmente superati.
