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    19/04/2026

Recuperi crediti, aumentano le proteste contro le decisioni del governo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_unimpresa.jpgAVELLINO – Continuano le rimostranze  e le prese di posizione contro i provvedimenti del governo riguardanti la questione del recupero crediti da parte delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, provvedimenti che conterrebbero una  preoccupante discriminazione a danno delle aziende ubicate in regioni dai conti  in rosso.

Ad avvalersi delle norme contenute nei decreti predisposti dal ministro Passera, infatti,  dovrebbero essere soltanto le imprese aventi sede in regioni virtuose (la Campania, purtroppo, non appartiene a questa categoria). Le conseguenze dello sforamento della spesa regionale, quindi, si ritorcerebbero sugli imprenditori, assolutamente incolpevoli per la situazione che si è determinata. Su questa discriminazione - che finirebbe con l’aggravare la già pesante condizione delle imprese campane -  hanno manifestato il loro fermo dissenso il governatore Caldoro, il presidente della Provincia Sibilia, alcuni parlamentari, tra i quali il sen. Enzo De Luca del Pd, esponenti delle forze politiche  locali e  rappresentanti di tutte le sigle sindacali irpine.

Ora giunge anche la reazione di Unimpresa, organizzazione di rappresentanza delle imprese di piccola e media dimensione.  "Una fetta rilevante dei 70-100 miliardi di euro in ballo – spiega Paolo Longobardi, presidente dell’associazione – è ascrivibile ai debiti delle Asl che non pagano le aziende fornitrici e perciò, se si tagliassero le regioni con i piani di rientro approvati, tra cui la Campania, potrebbero rimanere a bocca asciutta migliaia di imprese che lavorano nel comparto della sanità e attendono i pagamenti da 1 o 2 anni. I danni sarebbero enormi e i fallimenti a valanga la logica conseguenza".

Altro settore a rischio è quello dell’edilizia. “Anche i costruttori e le imprese di manutenzione sono in fila d'attesa con Comuni, Province e Regioni che hanno smesso di pagare le fatture", dice ancora Longobardi; il quale – e non è il solo, giacché anche da altre parti è giunta analoga minaccia – non esclude l’ipotesi di impugnare i decreti del governo dinanzi alla Corte costituzionale.

 

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