AVELLINO – Descritto in 100 pagine il recente andamento congiunturale dell’economia campana. Il quadro, ricco di statistiche e dati, è stato redatto da un osservatorio quanto mai autorevole: la Banca d’Italia che ogni anno redige un rapporto sullo stato dell’economia della nostra regione e che questa volta ha voluto presentarlo ad Avellino presso la sala conferenze dell’ex carcere borbonico. Una provincia che, insieme alle consorelle della regione, sta vivendo uno dei periodi più neri dal punto di vista economico. Crollo della produzione, fabbriche che chiudono i battenti, operai licenziati, cassa integrazione alle stelle, disoccupazione in forte crescita, soprattutto quella giovanile, consumi in picchiata.
Fra il 2007 e il 2011 il numero di occupati è calato di quasi il 10% nella nostra provincia. Soltanto Napoli ha registrato una percentuale peggiore della nostra. Il calo dell’occupazione nell’intera regione prosegue quasi ininterrottamente da otto anni a questa parte. Nel 2011 ha continuato a concentrarsi nelle componenti giovanili della popolazione; in esse è aumentata l’incidenza delle persone che non svolgono attività lavorative, di studio o di formazione, i cosiddetti Neet: Not in Education, Employment or Training.
Il livello attuale dei consumi delle famiglie campane – rilevano gli esperti di Bankitalia – è sensibilmente inferiore a quello del 2007. Il fenomeno va posto in relazione con lo scarso reddito disponibile e riflette il grave impatto della crisi sul mercato del lavoro. Negli ultimi nove anni il Pil regionale per cinque volte ha presentato una diminuzione e per quattro volte è aumentato, ma a ritmi prossimi o inferiori all’uno per cento. L’alternarsi di fasi di crescita stentata e di recessione anche profonda ha, quindi, severamente indebolito le condizioni economiche delle famiglie. Le quali riescono a risparmiare sempre di meno, come testimonia l’andamento dei depositi bancari. Negli ultimi anni, poi, è cresciuta l’incidenza della povertà tra le famiglie campane.
Sul fronte delle imprese si deve registrare un drastico ridimensionamento dei piani d’investimento e quindi un peggioramento delle prospettive occupazionali. Per fortuna le aziende che operano con l’estero hanno recuperato i livelli che avevano prima della crisi, anche se tale recupero è stato limitato ad alcuni comparti produttivi.
Al di fuori dell’industria manifatturiera, il comparto dell’edilizia – che nella nostra provincia ha sempre avuto un ruolo di primo piano – ristagna paurosamente. In calo sia le costruzioni residenziali che le opere pubbliche.
Per tutte le imprese, poi, che hanno rapporti con la pubblica amministrazione si deve aggiungere il disagio causato dai ritardi nei pagamenti che non di rado costituiscono la causa di crac e dissesti.
Insomma un quadro, quello disegnato dalla Banca d’Italia, dalle tinte davvero tenebrose per l’economia della nostra regione.




