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    11/05/2026

L’apostolato ambientale e la pastorale ecologica di Papa Francesco

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Papa FrancescoAVELLINO – La scelta di Jorge Bergoglio, eletto Papa il 13 marzo 2013, di assumere il nome papale di Francesco - fino ad allora stranamente mai adottato - disvelò subito i suoi orientamenti simbolico-programmatici, tra cui la straordinaria ed organica attenzione che avrebbe costantemente dedicato nei dodici anni di pontificato alla questione ambientale ed alla crisi climatica in una aggiornata e moderna visione di "ecologia integrale".

Qualche giorno dopo, spiegando ai giornalisti le motivazioni della scelta del nome papale, richiamò la santità del patrono d'Italia definendolo come "l’uomo della povertà, l’uomo della pace" ma soprattutto - dedicando più righi a questa sottolineatura - "l’uomo che ama e custodisce il creato", e soggiungendo, significativamente, "in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no?". Il manifesto programmatico del nuovo Papa "ambientalista", la sua "pastorale ecologica" era già compiutamente tracciata in queste poche parole, e non sarebbe stata tradito in tutto l’arco del non breve pontificato.

Subito dopo vi fu un altro passaggio estremamente significativo nella messa inaugurale del pontificato il 19 marzo 2013 celebrata sul sagrato della basilica di San Pietro. Nella solenne omelia il Papa neoeletto, alla presenza delle delegazioni straniere, richiamava l’esempio del Santo Poverello di Assisi invitando tutti ad avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l'ambiente in cui viviamo, oltre a rivolgere un accorato appello a tutti i governanti del mondo ed agli abitanti del pianeta ad avere responsabile cura della natura.

Il documento più noto ed articolato dell’ampia produzione di Papa Francesco sull’ambiente è stato costituito dalla citatissima lettera Enciclica "Laudato si’ sulla cura della casa comune" - titolo che emblematicamente richiama il duecentesco "Cantico delle creature" francescano - pubblicata nel giugno 2015, che riprende in un’impostazione organica ed unitaria anche riflessioni di sinodi episcopali di varie parti del mondo, con il corollario conclusivo di una doppia preghiera interreligiosa e cristiana.

L’enciclica, la prima dedicata organicamente ai vari aspetti della questione ambientale, condanna la "cultura dello scarto", che si può contrastare adottando nuovi modelli produttivi imperniati sul recupero, riciclo, riuso, reimpiego di merci, prodotti e risorse e ritiene centrale la tutela della biodiversità poiché ogni anno, a causa dell’uomo, "scompaiono migliaia di specie vegetali e animali. . " e "non ne abbiamo il diritto".

Il punto essenziale ed innovativo della dottrina ambientale di Francesco risiede nella integralità del suo approccio che associa modernamente all’aspetto ecologico quello sociale, coniugando il rispetto e la salvaguardia della natura in termini di giustizia, di equità ed impegno verso i poveri ed anche di solidarietà intergenerazionale. Per il Papa "il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta", considerati tuttavia dagli interessi dominanti "un mero danno collaterale" e la problematica del soprasfruttamento delle risorse non si risolve con la politica della denatalità ma piuttosto mediante il contrasto al consumismo "estremo e selettivo".

L’enciclica condanna la logica esasperata dell’"usa e getta" che legittima la produzione di ogni tipo di scarto e lo sfruttamento delle persone e delle risorse, che sopravvaluta la capacità autoregolatoria del mercato e sollecita in risposta una "coraggiosa rivoluzione culturale", che - secondo il racconto biblico della Creazione - ponga in priorità il valore della relazione dell’uomo con Dio, con il prossimo e con la Terra, riconoscendo il ruolo dell’essere umano come "amministratore responsabile" del Creato.

Nello stesso anno, il 25 settembre 2015, Papa Francesco teneva un importante discorso al Palazzo di Vetro di New York all’Assemblea generale dell’Onu, dedicando passaggi importanti e prolungati all’analisi ed alle prospettive della questione ambientale, associata ai mali dell’esclusione ed iniquità sociale che affondano nella stessa radice morale e materiale. La "cultura dello scarto", già duramente censurata nella "Laudato si’", induce l’uomo tanto ad abusare degli strumenti materiali disponibili sull’ambiente quanto ad escludere i fragili e diseredati, che subiscono maggiormente gli effetti negativi degli abusi ambientali.

Nella prolusione alle Nazioni Unite del 2015 il vescovo di Roma teorizzava l’elaborazione di un vero e proprio "diritto dell’ambiente", non limitandosi ad indirizzi generici ma proponendo l’adozione di misure concrete ed efficaci da parte delle istituzioni nazionali ed internazionali, anche nel merito delle iniziative in atto e da promuovere, esprimendo sostegno agli obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030, adottata dall’Assemblea dell’Onu, e della Conferenza di Parigi sul clima.

Il magistero papale, fortemente innovativo e spinto sulla centralità della emergenza ambientale e climatica del pianeta, ha sicuramente contribuito a rafforzare - pur tra contrasti, opposizioni e resistenze - quella corrente di pensiero che è risultata determinante per il faticoso ma progressivo sviluppo del diritto internazionale dell’ambiente, maturato “stop and go” attraverso accordi e trattati multilaterali sul clima, con dichiarazioni di principio, intese quadro e protocolli operativi. Non è un caso che gli importanti Accordi di Parigi sul clima, di aggiornamento e revisione dello storico protocollo di Kyoto degli anni Novanta, si siano conclusi con risultati parzialmente soddisfacenti della Conferenza delle parti proprio nel dicembre 2015, circa sei mesi dopo la pubblicazione dell’enciclica papale che tanta eco e consenso ha riscosso nell’opinione pubblica mondiale.

L’apostolato ambientale del Santo Padre non si è limitato ad alcuni importanti pronunciamenti con prese di posizione occasionali ma ha costituito il filo conduttore di molteplici iniziative ed interventi, anche con evoluzioni ed aggiornamenti di contenuti, e con sensibilità più volte espresse verso le specifiche problematiche ambientali dei territori come anche per la Campania. Numerose udienze papali su tematiche ecologiche e climatiche con personalità internazionali; il pubblico saluto nel 2019 a Greta Thunberg, simbolo dell’ambientalismo giovanile mondiale; frequenti passaggi di discorsi ed omelie; inviti, esortazioni ed anche censure e condanne di situazioni non più sostenibili; la considerazione solidale della problematica dei "profughi ambientali" e dell’immigrazione determinata anche dai processi di desertificazione ed impoverimento di alcune regioni del pianeta.

Anche nel magistero dei precedenti pontefici, da Paolo VI a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, si rinvengono molteplici e sensibili riferimenti alla emergente questione ambientale ed alla difesa del Creato rispetto alle sempre maggiori difficoltà degli ultimi decenni. Ma solo con Papa Francesco si è articolato e sviluppato, in modo organico e continuativo, un filone di pensiero ambientalista aderente alla stringente drammaticità della condizione ecologica e climatica contemporanea, ormai assurta ai primi punti dell’agenda politica internazionale al fine di scongiurare l’avverarsi di prospettive distruttive per il pianeta e per l’umanità.

Ulteriori significativi riferimenti di “pastorali ambientali” si rinvengono nella esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" del novembre 2013 e, soprattutto, nella più recente "Laudate Deum", pubblicata il 4 ottobre 2023 non a caso giorno della festa francescana, dopo otto anni dall’Enciclica "Laudato si’", di cui costituisce un importante aggiornamento alla luce della evoluzione della crisi climatica e dei negoziati internazionali sul tema.

La "Laudate Deum", rivolta "a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica", ne evidenzia le cause antropiche tra resistenze e confusioni, con danni e rischi per la stessa umanità, laddove l’analisi papale focalizza il crescente "paradigma tecnocratico" tra le cause dell’attuale processo di degrado ambientale, invitando a ripensare il nostro uso del potere sotto la spinta del "pungiglione etico".

La esortazione apostolica, articolata in ben 73 punti, sottolinea la debolezza della politica internazionale ambientale rispetto a questi obiettivi primari, l’esigenza di riconfigurare l’attuale multilateralismo, si sofferma sui lavori delle Conferenze mondiali per il clima oscillanti tra fallimenti e progressi e sull'attesa dell’esito della Conferenza delle parti (Cop 28) di Dubai, naturalmente filtrando questi elementi alla luce della fede e della ispirazione etico-spirituale.

In definitiva le incisive esortazioni e i netti indirizzi del magistero di Papa Francesco hanno contribuito a motivare idealmente il lavoro e l’impegno degli operatori del settore ambientale inquadrandolo in un orizzonte ideale e morale cristianamente ispirato. L’auspicio di tutti i cattolici, nella trepida attesa del prossimo conclave, è che l’afflato di questo apostolato francescano continui a lievitare nelle coscienze individuali e collettive, incoraggiando e stimolando ad affrontare con fede e speranza il difficile ed impegnativo orizzonte dei prossimi anni segnato da problematiche ambientali e climatiche assai ardue.

 

 

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