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    11/05/2026

Ricordare la guerra per affermare la pace: Avellino e i bombardamenti del '43

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura8_av_bombar_43.jpgAVELLINO – 14 settembre 1943 - 14 settembre 2025: Avellino ha celebrato oggi l'anniversario dei bombardamenti che 82 anni fa, in pieno secondo conflitto mondiale, causarono più di tremila morti. Ospitiamo un intervento di Ermanno Battista, studioso del Centro Dorso, uno dei relatori all'incontro svoltosi questo pomeriggio.

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Le date rivestono un ruolo importante nella storia di ogni individuo. Ma anche un luogo è legato a delle date. Intorno ad alcune date-simbolo un gruppo di individui si fa comunità. Lo sono le date-simbolo della storia: nella storia italiana, ad esempio, lo sono date come il 17 marzo, il 25 aprile o il 2 giugno. Quando le date sono legati ad eventi luttuosi o una catastrofe – sia essa naturale o bellica – cioè ad eventi eccezionali, che sembrano spezzare quel legame che la comunità ha con il proprio luogo di appartenenza, la memoria collettiva viene rafforzata. È il caso, che riguarda la nostra città, del bombardamento del 14 settembre 1943, una data che, come quella successiva del 23 novembre 1980, ha segnato in maniera eccezionale la storia di Avellino. Non è mia intenzione fare qui un resoconto storico degli eventi della guerra e del bombardamento: molto è stato scritto, nel corso degli anni, sul bombardamento del settembre ‘43; quindi la mia ricostruzione servirà solo a dare un quadro generale della vicenda.

La notizia dell’armistizio fu salutato in tutta la provincia con manifestazioni di entusiasmo. La fine della guerra, che seguiva di un mese e mezzo quella del regime, sembrava chiudere definitivamente un’epoca luttuosa per Avellino e provincia. I saccheggi e le scorrerie dei tedeschi in ritirata sembravano essere l’ultimo tributo che la città capoluogo dovesse pagare alla ferocia della guerra. L’armistizio, infine, sanciva, agli occhi dei cittadini, lo scampato pericolo dei bombardamenti, che nel mese di agosto erano stati intensi su molte città italiane. Invece, sei giorni dopo l’armistizio, alle undici meno cinque del mattino un boato risvegliò dal torpore la comunità avellinese che quella mattina, un martedì mattina, si era riversata in strada in quel giorno di mercato. I bombardamenti continueranno per tutto il giorno e proseguiranno il giorno successivo e ancora il 17, il 20 e il 21 settembre. È una tragedia che i numeri – pure crudeli – non restituiscono in pieno: 3000 morti, centinaia di feriti, 7953 vani distrutti o parzialmente distrutti – il 46.65% di quelli esistenti. Alle perdite umane e materiali inflitte dall’alto dagli Alleati si sommano i danni procurati dai tedeschi in ritirata. Il capoluogo è in agonia. È una città deserta, ricorda Guido Dorso in un manoscritto, abbandonata anche dallo Stato; una città in preda al caos: «i feriti – ricorda Dorso – vennero abbandonati, i sepolti vivi sotto le macerie invocarono soccorso, e la città rimase esposta per venticinque giorni ai ripetuti saccheggi della plebaglia e del contadiname dei paesi vicini, dei carcerati evasi e degli stessi custodi dell’ordine». Questo lo scenario che accolse gli americani, quando entrarono in città il 1° ottobre: con l’arrivo dell’amministrazione statunitense, la città di Avellino tirò un sospiro di sollievo; l’arrivo delle truppe americane significava, infatti, soprattutto la fine dei bombardamenti.

Nonostante l’immane tragedia, la città ha saputo risollevarsi. Così come è accaduto altre volte nel corso della sua storia. Il bombardamento ha rappresentato un evento spartiacque nella storia della città di Avellino. Come per ogni evento – come quelli menzionati in apertura  – anche intorno al bombardamento si è andata costruendo una memoria collettiva, ossia quell’insieme di ricordi su cui una comunità o un gruppo fondano la propria storia. La memoria, infatti, «non va intesa come un semplice e meccanico atto di richiamo o ripescaggio di eventi ed esperienze del passato da un magazzino contente informazioni ben ordinate e storie pronte per l’uso, ma un processo attivo (o creativo, se si vuole) che consiste nel richiamare alla mente frammenti di esperienze, immagini e emozioni del passato nell'ordinarli, interpretarli, nel combinarli tra loro intessendoli in una trama narrativa».

Se è vero che l’evoluzione di questa pratica memorialistica è radicata nella storia ed ha contribuito alla costruzione delle identità nazionali e alla promozione di valori condivisi da una comunità – anche attraverso la costruzione dei cosiddetti “luoghi della memoria” –, la società contemporanea, caratterizzata dalla crisi e dalla presa di consapevolezza del fallimento delle “grandi narrazioni” ideologiche, ci offre, al contrario, una relativizzazione della memoria: così la memoria non è più solamente un legame con il passato, ma è anche una rappresentazione che appartiene al presente. Ciò significa che la memoria non è semplicemente ricordo, ma impegno continuo: impegno continuo a non rompere il filo che ci tiene legati al passato e al tempo stesso impegno continuo a costruirci, ogni giorno, come comunità.

Aggiornamento del 12 settembre 2025, ore 21.43 - Ricordare la guerra per affermare la pace: così Avellino si prepara alle celebrazioni per l’82° anniversario dei bombardamenti del 14 settembre 1943.

Il programma prevede, alle ore 17.00, le deposizione di una corona in Piazza del Popolo dinanzi al monumento dei caduti. Seguirà in Piazza Kennedy, nei giardini Antonio Di Nunno, la proiezione del documentario “Avellino ‘43” di Armando Montefusco, Geppino Del Sorbo e Roberta Giordano.

Sono quindi previsti gli interventi del commissario prefettizio Giuliana Perrotta, del vescovo di Avellino Arturo Aiello, e dello studioso Ermanno Battista del Centro Guido Dorso.

 

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