Challengers, una interminabile partita a tre nel film di Luca Guadagnino

Giovedì 01 Maggio 2025 09:21 Carla Perugini
Stampa

b_300_220_15593462_0___images_stories_challengerfil.jpgAVELLINO – Anche se in numerologia il tre viene considerato simbolo di perfezione e d’armonia, nella vita sentimentale tende piuttosto a provocare contrasti e sofferenze. Capita, così, che nella coppia di amici, campioni di tennis a scuola, Patrick Zweig (Mike Faist) e Art Donaldson (Josh O'Connor), il beato cameratismo fatto di bevute, scherzi e allenamenti, viene di colpo minacciato e quindi infranto dall’incontro con la ragazza più sexy del college, Tashi Duncan (Zendaya), che attrae i due e ne viene attratta, trasformando quella che poteva limitarsi a essere una competizione sui campi da tennis in un’interminabile partita a tre. La foga e la potenza che l’irresistibile campionessa scarica contro le sue rivali diventa ben presto l’imbattibile arma a cui i due ragazzi, divenuti antagonisti di un match infinito, soccombono, sia pure con modalità diverse.

Da ennesima incarnazione della femme fatale che s’incunea in un rapporto maschile fino a spezzarlo, Tashi si concede all’uno e all’altro, sceglie e rifiuta, s’impone nelle loro vite travolgendole e stravolgendole, guidata da un consapevole senso di superiorità, a cui i due uomini soggiacciono, servendosi anche di reciproci inganni.

Guidato da un’egolatria giustificata dalle sue doti mentali e fisiche, e sostenuto da volontà di dominio e da una totale mancanza di senso di colpa, il personaggio femminile è il più interessante del film di Luca Guadagnino, ormai definitivamente assurto ai fasti di Hollywood. Le sue caratteristiche l’avvicinano (si parva licet…) a donne-icona del passato quali Alma Schindler (amata da Mahler, Werfel, Gropius, Kokoschka…) o Lou Salomè (esaltata da Nietzsche, Rée, Wedekind, Rilke e dallo stesso Freud), che hanno contribuito a cancellare il concetto di tradimento dal vocabolario sessuale della modernità.

Ma è la richiesta terminale che si risolve a rivolgere Tashi, durante un campionato di seconda categoria qual è il Challengers, ai due amici/rivali il vero tradimento, dell’amicizia, dell’amore, delle regole del gioco. Ed è proprio in quest’ultima scena, volutamente ambigua, che i valori fino ad allora trascurati si riprendono il premio che possono così condividere i conflittuali protagonisti del film.

Film che può un po’ annoiare chi di tennis non capisce gran che, o frastornare con i continui andirivieni temporali. E farsi, invece, ammirare per la grande abilità registica, la sceneggiatura originale di Justin Kuritzkes, la musica elettronica di Trent Reznor e Atticus Ross, per gli effetti speciali e le audaci inquadrature.

Anche Challengers lo abbiamo visto nella rassegna di cinema d'autore Visioni a cura del CentroDonna, in collaborazione con Quaderni di CinemaSud, dedicata alla memoria di Franca Troisi.