AVELLINO – Gli allievi dei laboratori di espressione teatrale Teatro H Art.Lab. hanno portato in scena al Polo Giovani le rappresentazioni conclusive dei loro percorsi annuali. I più piccoli hanno rappresentato “Il museo delle piccole grandi cose”. In un museo senza tempo prendono vita, gesto, parola, “statue” e la loro storia, muse ispiratrici, personaggi letterari, dèi e ragazzi contemporanei. Una visione magica del museo quale luogo del comprendere "chi siamo", e non dell'intravedere, da visitatore e-straneo, il "chi" o il "che cosa" è semplicemente riconoscibile.
Le muse ispiratrici delle arti e gli autori del pensiero umano e della parola letteraria e poetica li conducono in un viaggio alla comprensione del mondo attraverso le piccole, grandi cose. Eris, dea della discordia, della lite, della contesa, furibonda, diventa l’unica padrona del destino delle statue viventi. Poi si scoprirà che è stato tutto un gioco per condurre i ragazzi alla scoperta di se stessi.
In uno spazio polifonico, senza confini e senza tempo, che r-accoglie, preserva, salva le piccole grandi cose, in un dialogo critico sul passato e sul futuro, passando per un presente di "sguardi allo specchio", in cui la grandezza diventa piccolezza e viceversa.
Poi è toccato ai ragazzi del secondo laboratorio con “Eikasìa: riflessi della fantasia del reale”. Eikasìa è l’immaginazione come conoscenza, la fantasia come viaggio. Scrivere, appuntare, registrare ciò che avviene intorno su un block notes è fuori tempo, fuori spazio, fuori moda; forse, invece, è un atto di resistenza e di coraggio contro la standardizzazione della nostra epoca. È “parlare senza essere interrotti”, costruire manualmente attraverso la grafia il proprio pensiero, dare significato ad esperienze sensoriali. È riflessione, introspezione, memoria, significatività.
Lo fanno Clarice e Cleonice, per sentirsi ancora, nel mondo del digitale e dell’IA, connesse alla loro individualità, alla loro umanità. Scrivono con un rinnovato spirito perse in una dimensione di profonda gestuale lentezza, fa il suo ingresso Immago, per aprire loro il mondo della concatenazione di simboli e archetipi intessuti in vicende già vissute e che vivranno. Audace, in una spirale di irresistibile tensione, aggrega e disgrega la realtà varie e mutevoli, sovverte vicende e circostanze, in-consapevole delle fragilità e delle contraddizioni dell’essere umano.
E in questa lotta quasi epica tra vita e artificio, i personaggi nati dalla fantasia si ribellano, vogliono essere reali. La magia allora vacilla, gli amuleti non bastano, gli incantesimi non avvengono, e Immago diventa figura incerta, dubbiosa, follemente divagante dal suo potere e dai suoi artifici. Ingannato dall’arte illusoria, sceglie di diventare umano, di vivere in un poetico cerchio in cui l’arte della parola vinca l’incomunicabilità, la bellezza superi la negazione dello stereotipo, i sogni plasmino un nuovo mondo e diano corpo a quella scrittura mai interrotta nel tempo, sulle pagine bianche di un block notes, che è l’umanità.
Si è concluso così un percorso pieno di parole, risate, momenti infiniti, spazi, costumi, copioni…Con l’augurio che tutti possano alimentare la curiosità e il teatro possa far alzare lo sguardo per andare oltre, gentili, fieri di essere luce, unici, brillanti stelle di speranza, uniti in un sogno, custodi d’amore e di bellezza.




