Il film di Gallo/La salita

Venerdì 24 Aprile 2026 13:48 Carla Perugini
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Spettacoli6_salita_film.jpgAVELLINO – In una terra condannata dal bradisismo a sopportare improvvisi e paurosi mutamenti, ma la cui bellezza invita a dimenticare le difficoltà dell’esistenza, la convivenza fra detenuti e guardiani viene come favorita e resa più lieve proprio dall’incanto della natura.

I giovani che vediamo tuffarsi e nuotare nelle acque dell’isola di Nisida, in un mare che è insieme promessa di libertà e recinzione insormontabile, sono oggetto della sorveglianza e della cura di guardie e insegnanti, mentre al direttore tocca sbrigarsela con la burocrazia della Regione e del ministero rispetto a un progetto di teatro che viene continuamente rimandato. Ma ecco che, deus ex machina, il neo senatore della Sinistra Indipendente Eduardo de Filippo interviene con un suo piano indirizzato al recupero dei detenuti, che potranno mettere in scena rapidamente uno spettacolo di varietà insieme agli attori della sua compagnia, Carlo Croccolo e Rosalia Maggio.

Però, c’è un però: nei già insufficienti spazi del suggestivo ma decadente carcere dovranno essere ospitate, causa bradisismo, per un periodo ancora da definire, le detenute di Pozzuoli. Il loro arrivo, in una struttura in cui l’unica presenza femminile è quella dell’insegnante Maria, oggetto del desiderio dei giovani maschi reclusi, provoca una rivoluzione dei sensi che si intreccia con quella delle prove della messa in scena in un fatiscente teatro dell’isola.

Se, grazie all’entusiasmo e alla simpatia degli attori e al magistero delle parole di Eduardo, il coinvolgimento è generale, nasce anche una relazione pericolosa fra il giovane Emanuele e la seducente vedova d’un camorrista, Beatrice, che trova una ragione per non ammazzarsi nel desiderio di vendicarsi di chi ha provocato la morte del marito e del figlio.

L’attrazione fra i due, dovuta anche all’intelligenza e alla cultura di lei, sfocia in una breve fuga dalle prove, in cui il reciproco desiderio viene soffocato dal rifiuto di Beatrice, che pure accetta la disponibilità di Emanuele a ricevere i suoi soldi in cambio dell’assassinio del camorrista responsabile della mattanza.

Come sempre, anche qui il teatro svolge la sua funzione catartica: i ragazzi sono applauditi dall’elegante pubblico che si è recato ad assistere allo spettacolo, Beatrice canta qualcosa che parla di sé e il maestro Eduardo resiste anche a un acquazzone pur di accompagnare i suoi ragazzi fino alla fine.

Emanuele uscirà dal carcere di lì a poco, ma il sentiero che lo riporterebbe sulla cattiva strada finisce nel modo più insperato: su un palcoscenico vero, dove, con un’abile trovata, il regista ci fa assistere alla recitazione di ciò che sarebbe potuto succedere: la finzione ha soppiantato la realtà, rendendola vivibile.

Il regista è, oggi, Massimiliano Gallo, che interpreta Emanuele da adulto, ed è insieme il regista di questa sua opera prima, in cui ha saputo mettere insieme bellezza e ferocia, gioventù e maturità, solitudini e solidarietà. Un bel film, da vedere.