AVELLINO – Riprendo da uno dei tanti titoli enfatici dedicati a questo film, ora anche nelle nostre sale: “Il Diavolo Veste Prada 2 ha conquistato il pubblico con oltre 14 milioni incassati in Italia e 233 milioni nel mondo, diventando un fenomeno al box office”. Eppure, la domanda che mi sorge spontanea dopo aver ceduto alle sirene della pubblicità, è: perché? Perché un film frivolo, fatuo, tutto smorfiette e gesticolazioni esagerate, in una parola: inutile, suscita tutto quest’entusiasmo? Però, poiché limitarsi a deriderlo o a ignorarlo starebbe allo stesso livello di superficialità, provo a farmene una ragione, cercando di non volare troppo alto con il pensiero…
Un’era geologica fa, noi ragazzi del secolo scorso gridavamo, fra gli altri slogan (che però sono passati alla storia), che “il personale è politico”. Magari senza coglierne il significato più profondo, quest’affermazione, sostenuta con passione, ma anche con l’abituale sicumera di chi si credeva in possesso del vero e del giusto, si rivela ancora oggi, anzi, forse soprattutto oggi, carica di verità. Sulla scorta di quanto stiamo vivendo e soffrendo nel nostro tempo, come non riconoscere che oramai tutto è politica, anche quanto saremmo portati a considerare assolutamente privato, personale, riservato? E intendo “politico” come appartenente a una “polis” degenerata, svilita dalla perdita di quanto ci rendeva “cives”, agenti, soggetti e oggetti di un percorso comune, in cui la partecipazione a cause collettive faceva aggio sugli interessi del proprio “particulare”.
In altre parole: l’interesse mio passava in subordine rispetto all’interesse nostro, non del singolo ma di tutti. Il tempo cambia e cancella ogni cosa, ma le trasformazioni di questi ultimi anni sono state così radicali e (forse) irreversibili che certi ideali sono del tutto crollati, o perlomeno si sono ridotti a valori di nicchia.
Ritornando al film, sequel del primo Diavolo: cosa ci mostra quest’insieme di personaggi, interpretati dagli stessi attori, in linea con la narrazione interrotta vent’anni fa? Che il potere è sempre di quei pochi che hanno più soldi degli altri, che le donne vanno avanti nella carriera facendosi le scarpe l’una con l’altra, che non esiste più un lavoro (compreso quello intellettuale) che non sia precario e soggetto ai capricci di un passaggio da una proprietà all’altra, che i lavoratori, ormai merce, vengono licenziati con un messaggio sui social, ma che una raccomandazione al potente di turno funziona ancora.
Finte amicizie, scortesie ammesse come lo scotto da pagare, linguaggio criptico per chi non sta dentro all’inglese delle grandi firme (pardon: brand), abiti da sogno che andranno a inquinare le discariche del pianeta, madri che si ricordano dei figli con una video chiamata, hotel da milionari, ristoranti idem, ma dove si spilucca solamente …
Il tutto fra un’emorragia di sweatshop, features editor, Fashion Week, stilisti autentici e citati più dei libri sacri, viaggi in limousine ed elicottero… insomma, viene da chiedersi: questo personale quanto politico è? Quanto è trumpiano?




