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    09/07/2026

Dalla terra di Moscati lettera aperta a Elly Schlein: «Più attenzione ai giovani»

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Elly Schlein con Nello PizzaSERINO – Qui di seguito la lettera aperta di Felice Argenio, segretario del circolo Pd di Serino, ad Elly Schlein: Cara segretaria, ieri, dopo il lavoro, ho attraversato Piazza del Gesù a Napoli per partecipare alla manifestazione del campo largo. Ero stato compulsato, ovviamente, ma alla fine ho deciso di esserci per senso di appartenenza, non per altro.

Camminando, riflettevo sul valore di quel luogo: la piazza in cui abitava Giuseppe Moscati, una figura a me vicina per le sue origini serinesi. Pensavo a quello che ha rappresentato per i rioni popolari di questa Città, alla cura degli ultimi come missione, da medico prima ancora che da Santo.

Lui sosteneva che la carità, l'aiuto ai poveri e agli ultimi, non si pensa: si fa.

Arrivato in piazza, l'impatto visivo ha restituito la radiografia delle nostre contraddizioni. C'eravamo noi del Pd, plurali e radicati; c'era il Movimento 5 Stelle con le sue bandiere; e c'era la solita élite ambiental-sinistroide, più impegnata a farsi notare che a incidere.

E poi c'erano i disoccupati. A Napoli i movimenti organizzati protestano per il lavoro da una vita e da una vita vengono strumentalizzati. Ma la colpa non è loro, segretaria: è della politica, che non è mai stata capace di dare una risposta strutturale che non fosse l'uso elettorale del loro bisogno. Insomma, che non fosse, appunto, la loro strumentalizzazione.

Ma il vero scossone è arrivato quando la piazza si è riempita di fischietti e – consentimi – di energia. Un gruppo chiassoso di ventenni con le bandiere di Potere al Popolo.

Erano lì perché sentono l'urgenza della militanza, stanne sicura, e noi abbiamo il dovere di portarne rispetto. Quei ragazzi, che nella visione di Gramsci e di Berlinguer dovrebbero essere il sale, la linfa e il motore del nostro partito, ieri erano dall'altra parte della barricata. Ed erano arrabbiati... anzi, erano incazzati!

Forse dovremmo interrogarci sul perché e tornare finalmente nelle scuole e nelle università, contesti dai quali – a causa di un sistema d'istruzione che ormai sforna solo dotti col pezzo di carta e non più classe dirigente – ci ha marginalizzato come partiti e, in alcuni casi, proprio defenestrato.

Ieri quei ragazzi ci hanno urlato in faccia verità scomode che non possiamo più fare finta di non sentire:

“Non si può privatizzare l’acqua, ma poi il centrosinistra lo fa”.

“Non si può privatizzare la salute, ma poi il centrosinistra lo fa”.

“Non si può privatizzare l’istruzione, ma poi il centrosinistra lo fa”.

Tu stai spendendo ogni energia per spostare l'asse del Pd più a sinistra, e questo ti va riconosciuto.

La tensione sociale di quella piazza ci urla in faccia che la strada è ancora lunghissima. Se quei giovani scelgono l'antagonismo radicale anziché noi – pur sapendo che questa frammentazione rischia di consegnare il Paese alla destra, ma decidendo comunque di mettersi contro i propri padri pur di non svendere la propria voce – significa una cosa sola: scontiamo ancora, il debito di credibilità di stagioni passate che non abbiamo, ancora, smesso di pagare.

La campagna elettorale e l'anima stessa del campo largo devono rinascere da qui.

Devono ripartire dal lavoro, che abbiamo permesso diventasse carne da macello per il capitale invece che fine supremo della società.

Devono ripartire da quei giovani, separati dalle nostre classi dirigenti da una frattura ideologica e organizzativa ormai profonda come un abisso.

Devono ripartire dal contatto con il popolo, che continua a sentirci tragicamente distanti. È un paradosso doloroso: abbiamo una classe dirigente evoluta, preparata – la migliore del Paese, quella che sotto sotto persino la destra ci invidia – eppure incapace di fare la cosa più semplice e pura: stare in mezzo alla gente con autenticità e senza paura di sporcarsi le mani.

Dobbiamo sanare questa frattura con i giovani e con il popolo, altrimenti la nostra proposta sarà percepita come l'ennesimo accordo di vertice.

Il campo largo non può essere solo un cartello elettorale per battere le destre. Deve essere un patto di rottura per cambiare il Paese. E per farlo dobbiamo essere coerenti, partendo proprio da Napoli.

Buon lavoro a noi, buon lavoro a te, segretaria… Abbiamo molto da fare.

*Segretario del circolo Pd di Serino

 

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