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    17/04/2026

Nei nidi di un’altra primavera

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita11_avellino.jpgAVELLINO – Da qualche giorno sono tornate le rondini. A differenza degli altri uccelli, che partono e riappaiono negli stessi luoghi senza troppi schiamazzi, le rondini fanno tutto il chiasso possibile per farsi notare, come se il legame con la città, con questa città, avesse bisogno di sottolineare la ricorrenza, di celebrarne l’anniversario. Ed eccole, dunque, guizzare nei cieli come frecce in bianco e nero contro il blu, emettere quelle loro grida acutissime mentre girano follemente, tracciando vortici nell’aria.

Impossibile non notarle. Sono giocose, invadenti, chiacchierone, niente a che vedere con i pigolii dei passerotti o i monotoni richiami dei merli, uccelli più o meno stanziali, a cui non facciamo più caso, se non in quelle primissime ore della mattina, quando ancora è buio e i loro gorgheggi ci invitano ad affrontare il nuovo giorno. Presenze solitarie, si riesce a distinguerne il canto dell’uno da quello dell’altro, a volte li intravvedi sul ciglio d’un tetto, se sei fortunata anche sulla ringhiera del balcone. Qualche volta si spingono perfino a becchettare le molliche che hai sparso nei vasi.

Le rondini no, sono un plotone, fanno massa critica. Escono tardi in volo, se la prendono comoda. Mai che ne scovassi una isolata, un tipo introverso e silenzioso. No, loro sono le vere testimoni dell’amicizia, della solidarietà. Il loro ritorno è un annuncio a gola spiegata dell’anelata primavera, del tepore dell’atmosfera, dei fiori nei giardini. Sono le migliori partigiane della superiorità di questa stagione sulle altre, pubblicità gratuita ed efficace senza slogan e senza interruzioni.

Il ritorno delle rondini, al di là di qualsiasi cedimento al sentimentalismo e alla retorica da sillabario delle vecchie elementari, ci suggerisce uno sguardo affranto sulle cose che passano e su quelle che restano: gli uomini, alcuni, i peggiori, quelli che dominano sulla terra, provvedono a sconvolgerla, ad annientare ogni certezza, ogni fiducia nelle tradizioni, nella ricomparsa di quanto ci ha accompagnato nelle stagioni della vita.

Mentre la natura si ripropone allo stesso modo, cucendo un filo ininterrotto fra passato e presente, ci troviamo a far parte di quest’umanità dolente, ad assistere al ricorso a soluzioni sbrigative e violente dei conflitti fra nazioni, come se bastasse sganciare missili e bombe per risolvere i problemi.

Ritroveranno i loro nidi le rondini dell’anno che verrà?

 

DG3 Dolciaria

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