www.giornalelirpinia.it

    02/09/2026

In memoria di Roberto Costanzo, l’uomo giusto al posto giusto

E-mail Stampa PDF

Roberto Costanzo

AVELLINO – Si è spento lo scorso 8 agosto, all’età di quasi novantasette anni, nella sua San Marco dei Cavoti nel Fortore beneventano - dove era nato nel 1929 - Roberto Costanzo, per decenni esponente di rilievo della Democrazia Cristiana sannita e campana, leader centrista della componente Coldiretti dorotea, tra l’altro Assessore regionale all’Agricoltura ininterrottamente nella prima consiliatura della Regione Campania (1970/75) e parlamentare europeo per due legislature dal 1979 al 1989 nel gruppo del Partito popolare.

Come talvolta avviene, sia a causa del soporifero periodo agostano, sia soprattutto per la ormai lunga distanza dalla cessazione dall’impegno diretto, la scomparsa dell’on. Costanzo - fuori dalla sua provincia - non ha forse avuto il risalto che avrebbe meritato come protagonista significativo e longevo, e soprattutto positivo della società campana, distintosi per una proficua militanza nella politica, nelle istituzioni e nel sociale.

Proveniente dalla tradizionale "gavetta" culturale e politico-amministrativa tipica della "prima Repubblica", consigliere ed assessore provinciale di Benevento nel 1964, è stato per molti lustri riferimento principale della corrente socio-politica della confederazione dei Coltivatori diretti, la maggiore e più capillare associazione rappresentativa dell’agricoltura italiana e del movimento cooperativo, espressione importante del cosiddetto "collateralismo" all’epoca di supporto alla Democrazia cristiana.

La Coldiretti, fondata nel 1944 da Paolo Bonomi, come organizzazione di categoria "bianca" dotata di larghissima base elettorale, anche in Campania, concorreva in modo consistente - soprattutto nelle province a forte caratterizzazione agricola - alla forza maggioritaria della Dc, costituita da un ampio ed articolato arcipelago di componenti di varia estrazione, esprimendo un significativo numero di rappresentanti nelle assemblee elettive parlamentari e locali. Tuttavia esponenti come Roberto Costanzo, pur provenendo da una cultura e formazione specifica di associazionismo categoriale, non esprimevano una posizione corporativa ma la integravano coerentemente in una visione politica a tutto tondo, nella sintesi di un partito interclassista, popolarista e solidarista, articolato nel pluralismo delle sensibilità ma unito nelle scelte fondamentali dal collante della ispirazione cattolico-democratica, oltre che dalla prolungata responsabilità di governo delle istituzioni.

Il Sannio, la provincia più interna della Campania - molto vicina per temperie e caratteristiche all’Irpinia ed al contiguo Molise - era caratterizzato da una cultura moderata e conservatrice, di matrice cattolica, ma anche da una storica e radicata presenza di stampo liberal-massonico, rappresentate in passato rispettivamente dalle leadership di Bosco Lucarelli e Raffaele De Caro. La provincia di Benevento, a prevalenza agricola, come quella confinante di Campobasso, esprimeva una netta maggioranza democristiana con l’egemonia della corrente moderata dorotea/Coldiretti, guidata rispettivamente da Mario Vetrone (1914-1981) - vicepresidente nazionale della confederazione, parlamentare e più volte sottosegretario - nel Sannio e dal ministro Giacomo Sedati nel vicino Molise.

Nella provincia di Benevento l’area politica moderata, guidata da Roberto Costanzo, erede della leadership di Mario Vetrone, ha rappresentato per molto tempo - affiancato dal deputato Giovanni Zarro - la componente maggioritaria del partito, con ampia partecipazione di amministratori ed iscritti, fino alla perdita della maggioranza conquistata dalla sinistra di base, guidata dal dinamico Clemente Mastella all’inizio degli anni ‘80, ma ha sempre mantenuto uno spazio politico ed elettorale assai consistente.

Il quarantenne Roberto Costanzo, regionalista convinto, venne eletto consigliere della Regione Campania nelle prime elezioni del 7 ed 8 giugno 1970, svolgendo ininterrottamente per un quinquennio le funzioni di assessore all’Agricoltura, con un’inusuale ma non casuale continuità nella carica assessorile, rispetto al succedersi nello stesso arco temporale di ben quattro giunte regionali, presiedute per brevi periodi dai democristiani Carlo Leone, Nicola Mancino, Alberto Servidio e Vittorio Cascetta. Si versava infatti, nella pur esaltante legislatura "costituente", in una fase di transizione e profonda instabilità della formula politica, determinata soprattutto dall’aspra contrapposizione correntizia interna al partito democristiano di maggioranza (soprattutto tra la componente dorotea di Gava e la sinistra demitiana), nell’ambito della incerta coalizione di centrosinistra.

La attesa istituzione delle Regioni a statuto ordinario, finalmente elette dopo ventidue anni di "congelamento" della norma costituzionale che le prevedeva e rese concretamente operative con i primi decreti di trasferimento del 1972, dopo decenni di accentramento statale - mediante attribuzioni e deleghe soprattutto nei settori dell’agricoltura, dei lavori pubblici, della sanità e dell’urbanistica - suscitava forti aspettative di riscatto e riequilibrio territoriale, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle province del Mezzogiorno interno, come l’Irpinia e il Sannio, di cui Roberto Costanzo fu fattivo interprete nel settore delle politiche agricole e forestali.

In quella incerta fase costituente Roberto Costanzo, amministratore competente e tenacemente applicato, preparatissimo nelle deleghe di competenza, fu il classico "uomo giusto al posto giusto" e punto di forza propulsivo delle giovani giunte regionali. Egli operò con passione e padronanza nel settore a lui congeniale dell’agricoltura e cooperazione - una delle materie in cui è stato più rapido ed efficace il decentramento dallo Stato alle neonate Regioni - fondando le strutture del nuovo importante assessorato e ponendo le basi, con determinazione ed avvedutezza, della prima programmazione di settore e di tutti i principali provvedimenti normativi ed amministrativi della Regione Campania, ricordato a giusto titolo tra i migliori assessori al ramo e di quelle prime giunte.

Stagione altrettanto felice e produttiva, cessata l’esperienza in Regione, fu quella di Costanzo deputato al Parlamento europeo - eletto, con ampio suffragio, nella circoscrizione meridionale per due mandati - dal 1979 al 1989, fortemente impegnato sui temi politici del Partito popolare europeo ma soprattutto su quelli assai impegnativi della politica agricola comunitaria (Pac), di assoluta incidenza su quelle nazionali, di politica regionale ed assetto territoriale. Rifuggendo dal provincialismo, ha sempre saputo coniugare un profondo attaccamento alle radici territoriali con una lungimirante apertura alle potenzialità della prospettiva europeista, di rilievo anche per lo sviluppo delle province interne, culminata nell’impegno al Parlamento di Bruxelles in una fase di profonda evoluzione della complessa costruzione comunitaria, dalla originaria impostazione economico mercantile ad una più ampia dimensione politico-istituzionale.

Una profonda sofferenza, nella dura stagione del terrorismo, gli venne procurata dalla drammatica uccisione in via Marina a Napoli, da parte di un commando delle Brigate Rosse, il 27 aprile 1982 , di Raffaele Delcogliano - con il suo autista Toni Iermano - giovane assessore regionale al Lavoro, allievo beneventano e promettente successore di Costanzo in Regione. Lo ricordo personalmente affranto assieme ad Arcangelo Lobianco, all’epoca presidente nazionale di Coldiretti, al partecipatissimo funerale di Delcogliano nel Duomo di Benevento.

L’impegno di Roberto è stato sempre attivo e poliedrico, dal tratto umile e mai condizionato dalla spasmodica ricerca di cariche, anzi egli riteneva che ciascun mandato politico dovesse avere una durata limitata - non prolungandosi più di due volte, per favorire il ricambio - e lo ha sempre coniugato con una dimensione di riflessione ed animazione culturale, promuovendo il metodo del confronto e dibattito anche tra visioni distinte e divergenti.

Terminata l’esperienza parlamentare Costanzo, qualche anno dopo, assunse la presidenza della Camera di Commercio di Benevento dal 1991 al 2004, incarico congeniale alle sue esperienze e competenze, in cui ha continuato ad occuparsi attivamente della promozione e valorizzazione dei settori economico-produttivi ed agrorurali. Amministratore laborioso e sempre impegnato sul campo, di saldi valori morali, connotato da grande onestà e sobrietà di vita personale - mai sfiorato da sospetti di scorrettezza e scarsa linearità - Costanzo era duro ed intransigente nella difesa dei principi ma mite e bonario, espressione coerente di moderazione centrista ed ispirazione cristiana.

Fondendo la passione per la politica con quella per la cultura, con spirito critico e curioso, è stato anche un acuto ed attento osservatore della realtà e dei fenomeni sociali, pubblicista e saggista, autore di varie ed interessanti pubblicazioni.

Dalla prima del 1970, intitolata "La Campania non finisce a Capodichino" - suo slogan nella campagna per le elezioni regionali -, emblematica della sua visione perequatrice a favore delle aree interne, sino all’ultimo e recente lavoro "50 anni di Democrazia cristiana nel Sannio" del 2025, dimostrando fino all’ultimo passione, obiettività e lucidità analitica anche nella ricostruzione storica dei decenni di impegno vissuto.

Con Roberto Costanzo, protagonista di una lunga e fruttuosa cavalcata nella politica e nelle istituzioni, scompare un pezzo di storia e cultura del territorio e di vecchia classe dirigente, appartenente alla tradizione qualitativa del cattolicesimo democratico-popolarista, personalista e radicato nella dimensione comunitaria e sociale- che molto ha espresso di positivo nella vita politica e per il progresso del Sannio e della Campania.

 

DG3 Dolciaria

Geoconsult


www.puhua.net www.darongshu.cn www.fullwa.com www.poptunnel.com