AVELLINO – A poche ore dall’approvazione della legge sugli ecoreati irrompe in piena campagna elettorale la vicenda dell’ex Isochimica, lo stabilimento di Pianodardine dove per anni si scoibentavano senza alcuna precauzione le carrozze ferroviarie dall’amianto, tristemente famoso per essere diventato la fabbrica della morte.
È stata depositata la richiesta di rinvio a giudizio per le 29 persone indagate a vario titolo nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Avellino. A firmarla, il procuratore capo Rosario Cantelmo e i pubblici ministeri Roberto Patscot e Elia Taddeo. I reati contestati sono gravi: a seconda degli indagati si va dall’omicidio plurimo colposo alle lesioni, dal disastro ambientale al falso in atto pubblico, all’abuso d’ufficio.
Ad essere accusati sono i vertici dell’ex Isochimica, a iniziare dal proprietario Elio Graziano, ex presidente dell’Avellino calcio; i responsabili per la sicurezza dello stabilimento Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca; alcuni dirigenti e funzionari delle Ferrovie dello Stato: Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti; il curatore fallimentare dell'Isochimica, Leonida Gabrieli; i responsabili delle società che avrebbero dovuto effettuare le operazioni di bonifica, Biagio De Lisa (amministratore delegato della Eurokomet srl), Giovanni D'Ambrosio (amministratore unico della Geisa), Giovanni Rosti (amministratore delegato di Team Ambiente), Francesco Barbieri (amministratore unico della Pescatore srl), Francesco Di Filippo (amministratore unico della Hge Ambiente srl); il responsabile del procedimento Giuseppe Blasi.
Sotto inchiesta l’intera giunta del Comune di Avellino in carica nel 2015 formata dal sindaco Giuseppe Galasso e dagli assessori Sergio Barile, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Tony Iermano, Donato Pennetta, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi e Antonio Spina. C’è anche il sindaco in carica Paolo Foti. Infine ci sono due dirigenti comunali: Franco Tizzani e Luigi Angelo Cicalese; il funzionario dell’Asl Michele De Piano e responsabile dell'unità operativa amianto Luigi Borea. La richiesta di rinvio a giudizio è ora nelle mani del Gup Fabrizio Ciccone. L’udienza preliminare è probabile che si tenga dopo la pausa estiva.
Uno dei primi a prendere posizione al momento dell’apertura dell’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Avellino fu l’ex vicesindaco ed ex presidente del Consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, che, nel novembre dello scorso anno, chiedeva al Comune di costituirsi parte civile: “Da componente della giunta Di Nunno, che commissionò il piano per la caratterizzazione ed avviò la procedura in danno della curatela per la bonifica dell'Isochimica, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, fino a prova contraria, per gli indagati, auspico – dichiarava Gengaro – che l'inchiesta della Procura faccia, finalmente, luce su una delle pagine più buie e drammatiche della nostra città. Ho sempre considerato, al di là dei profili penali, la decisione della prima giunta Galasso di lavarsi le mani dalla questione Isochimica, rinunciando ad una procedura di interesse pubblico già avviata, uno degli atti più indegni della storia amministrativa di Avellino. A mio parere, se ci sarà il processo, il Comune ha il dovere di costituirsi parte civile, per gli operai e le loro famiglie che, ingiustamente, hanno patito sofferenze e lutti e per i cittadini della Ferrovia e di Pianodardine che hanno diritto di vivere in un luogo migliore”.




