AVELLINO – Maturità, atto secondo. Oggi la seconda prova scritta in attesa del cosiddetto quizzone in programma lunedì prossimo. Se la sono dovuti vedere con un passo tratto dagli Annales di Tacito gli studenti impegnati al classico nella seconda prova scritta degli esami di maturità. Un testo tutto sommato accessibile anche se insidioso in considerazione delle caratteristiche proprie dello stile dello storico latino. Allo scientifico, invece, oltre a una funzione anche un problema di matematica contestualizzato (il cosiddetto «problem solving»). Di seguito poi le tracce per i vari tipi di indirizzo professionale, tecnico ed artistico dal sito del Miur:
Seconde prove
Ritornando alla prova di latino proponiamo qui di seguito il testo in latino (Annales, libro VI, 50) e la traduzione in italiano:
Versione dal Latino - Ultimi giorni di Tiberio
Un famoso medico, tastando il polso dell’imperatore Tiberio, ne pronostica la fine imminente: dopo pochi giorni l’imperatore viene creduto morto. Mentre Caligola inizia a gustare le primizie del potere, improvvisamente Tiberio si riprende ...
Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus, quaesita interdum comitate, quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valitudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit, neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentes, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. XVII kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia C. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. Pavor hinc in omnes, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima expectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. Sic Tiberius finivit, octavo et septuagesimo aetatis anno.
Abbandonavano ormai Tiberio il corpo, le forze, non ancora la capacità di dissimulazione: identica era la durezza dell’animo; attento nelle parole e nell’atteggiamento del volto, con una affabilità a tratti ricercata mascherava la pur evidente debolezza del corpo. E dopo aver cambiato molto spesso dimora alla fine si stabilì presso il promontorio Miseno nella villa di cui un tempo era stato padrone L. Lucullo. Si venne a sapere che qui quello si avvicinava alla fine. Vi era un medico che si distingueva nella professione, di nome Caricle, che certo non era solito curare le malattie del principe, ma offrirgli abbondanza di consigli. Costui, come se stesse allontanandosi per affari propri, presagli la mano per ossequiarlo, gli toccò il polso, ma non riuscì ad ingannarlo: infatti Tiberio – è incerto se offeso e tanto più reprimendo l’ira – ordinò che si riprendesse il banchetto e si trattenne a tavola oltre il solito, come se volesse attribuire riguardo all’amico che se ne andava. Ma Caricle confermò a Macrone che il respiro stava svanendo e che non sarebbe durato più di due giorni. Pertanto si affrettavano tutte le cose da fare con colloqui tra i presenti e con messaggi ai legati e agli eserciti. Sedici giorni prima delle calende di aprile, venuto meno il respiro, si credette che Tiberio avesse terminato la sua vita terrena; e Caio Cesare, con una folla di coloro che si congratulavano, era uscito a cogliere i primi istanti dell’impero, quando si venne a sapere che a Tiberio erano tornate la voce e la vista e che si chiamavano coloro che portassero cibo per riaversi dal collasso. Per questo in tutti ci fu il panico, e tutti gli altri si dispersero qua e là, ciascuno si fingeva triste o ignaro; Cesare impietrito nel silenzio, dal colmo della speranza ora aspettava il destino peggiore. Macrone intrepido ordinò di soffocare il vecchio con il gettargli sopra molte coperte e di allontanarsi dalla soglia. Così finì Tiberio all’età di 78 anni.
