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    26/06/2026

In migliaia in piazza per difendere Avellino capoluogo

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Il corteo di manifestanti dinanzi Palazzo CaraccioloAVELLINO – La manifestazione spontanea nata dal web per difendere la legittimità di Avellino capoluogo ha sfilato questa mattina per le strade del centro cittadino. Una mobilitazione nata nel corso degli ultimi giorni, cresciuta velocemente grazie al gruppo facebook “Comitato Avellino Capoluogo”, che conta circa 18mila 700 iscritti.

“I politici devono contarci qui in strada, siamo la società civile”, avevano annunciato. Sono poco più di un migliaio. La maggioranza dei partecipanti è composta dagli studenti delle superiori. A guidarli su di un piccolo camioncino – con microfoni e casse – c’è un folto gruppo di ultras. Seguono in ordine sparso liberi cittadini, qualcuno degli Original Fans della Scandone, pensionati, professionisti, persone che si accodano man mano lungo il tragitto del corteo (via Pescatori, via Tagliamento, piazza Aldo Moro, piazza D’Armi, via Circumvallazione, via Del Balzo, corso Garibaldi, piazza Libertà). Nessun politico né simbolo di partito tra la folla, come era stato esplicitamente richiesto dal comitato organizzatore. Tuttavia, qualche volto noto c’è. In fondo al corteo il segretario provinciale Cgil Vincenzo Petruzziello, e l’ex inquilina di Palazzo Caracciolo, Alberta De Simone.

Un solo enorme striscione apre il corteo: “(AV) Capoluogo” − lettering verde su sfondo bianco – occupa l’intera carreggiata. Si procede regolari e pacificamente, nonostante si abbia la forte impressione di trovarsi ad un corteo calcistico, che abbia come meta il Partenio-Lombardi. Il grido “noi non siamo beneventani” e i numerosi fumogeni e petardi che esplodono e caricano la folla durante il percorso rafforzano l’idea. “Avellino capoluogo” e “Avellino non si tocca” i cori più sentiti, urlati a più riprese per manifestare la rabbia verso l’incapacità dimostrata dai politici irpini, responsabili dello “smacco” subito dalla città sannita, Benevento. Ma i toni diventano anche più duri, quando una sequela di cori viene indirizzata ai vari Sibilia, Galasso, Mastella, allo stesso premier Monti. Un cartello – l’unico tra la folla − brandito da uno studente, riassume il senso comune delle invettive: “Vergognatevi”. Di striscione se ne vede solo un altro, verso la coda, che recita: “Avellino è il nostro Dna, non si modifica”, e mette in guardia Monti, “stregato da Maleventum”, e la classe politica tutta, perché “da domani sarete giudicati con i nostri voti”. Solo alla fine, in piazza Libertà, dove i manifestanti presidiano Palazzo Caracciolo fino alle 11.35, si sentono parole diverse da quelle scandite finora – nonostante il ripetersi di “vergognatevi” e “affacciatevi” sotto i balconi della Provincia, con fischi assordanti, dove invece nel 2007 si festeggiava la conquista della cadetteria da parte dei Lupi. Parlano prima gli ultras precisando che “non si tratta di una manifestazione calcistica, lo diciamo a quei giornalisti politici a cui piace la polemica facile. Questo modo di fare democrazia non ci appartiene. Siamo in piazza perché orgogliosi di essere irpini e siamo abituati a difendere i nostri colori e le nostre tradizioni. Questa è una manifestazione per la città, e gli ultras veri siete voi – rivolti ai cittadini – che vi sentite liberi e andate avanti a oltranza”.

Poi parla una studentessa, commossa, che cita i problemi del territorio sui quali non bisogna tacere: l’Irisbus, l’ex Isochimica, l’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, la stazione ferroviaria chiusa recentemente. Si sente per la prima volta la parola “lavoro”, e la sua negazione “disoccupazione”. Chiudono alcuni membri del comitato, che ringraziano, nuovamente, gli ultras e gli studenti, e rifuggono qualsiasi strumentalizzazione a riguardo. “I giovani sono il futuro della nostra terra, la partecipazione è un loro diritto, non è una giornata persa di scuola. Dove sono i dipendenti provinciali che faranno i pendolari quando Benevento sarà capoluogo? I commercianti? Siamo in piazza anche per loro”. Una cosa è certa, non si fermeranno “finché le nostre ragioni non verranno accolte dal governo”. Il presidio è sciolto. Il corso pedonalizzato accoglie i ragazzi “liberati” dal rompete le righe arrivato dai microfoni del camioncino.

 

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