AVELLINO – L’Irpinia scende in piazza e le Acli aderiscono con le sue strutture provinciali alla manifestazione del 1° dicembre che vede impegnati i sindacati, il vescovo di Avellino, le associazioni di volontariato ed il mondo del lavoro.
Più della metà dei giovani irpini (55%) senza lavoro. Aziende grandi, medie e piccole (Fma, Irisbus, Almec ed altre) ferme o comunque in crisi. Settori in provincia strategici come la forestazione o le opere pubbliche (queste ultime soprattutto nel capoluogo) paralizzati da tempo. La città di Avellino in crisi per la decisione governativa di privarla del ruolo di capoluogo. Ce n’è quanto basta per rispondere a questo stato di cose con una mobilitazione generale che porti alla definizione di una piattaforma da sottoporre all’attenzione di politici locali, e soprattutto di Regione e governo.
“Le Acli – si legge in un documento – avvertono con grande preoccupazione gli allarmanti segnali della crisi: disoccupazione, tagli indiscriminati, povertà, spopolamento e recessione e rilanciano le misure contenute nel Patto per l’Irpinia finalizzate alla valorizzazione delle straordinarie ricchezze del tessuto produttivo. I lavoratori cristiani delle Acli, responsabilmente mobilitati in tutte le strutture di base presenti nel territorio provinciale, sollecitano i rappresentanti istituzionali, le Chiese laicali, le forze sociali per costituire un concreto tavolo di confronto per mettere al centro di ogni ipotesi di sviluppo il lavoro, la ricerca, la crescita e l’ambiente. Ai giovani, alle donne, alle famiglie, ai lavoratori dei vari comparti, le Acli, infine, sollecitano uno straordinario impegno per costruire speranza di futuro contro la disperazione e la disgregazione sociale”.
