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    26/06/2026

Bettazzi: «La pace nel mondo? Il Concilio è adesso»

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Il vescovo Luigi Bettazzi e Ettore De Conciliis (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – «Un Concilio ecumenico non va visto e raccontato nella fissità delle date di apertura e chiusura, tanto è vero che il Concilio Vaticano II voluto da Papa Roncalli sta dispiegando adesso i suoi effetti». Questo il giudizio-messaggio di monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, personalità di spicco della cosiddetta “Chiesa di frontiera”, chiamato dall’associazione “rete3.net” ad inaugurare il ciclo di conferenze programmato in città in occasione dei cinquant’anni dell’inizio dei lavori conciliari. Il primo incontro si è svolto nella chiesa di San Francesco di borgo Ferrovia.

Bettazzi è uno dei circa 1200 padri conciliari. Fece in tempo a partecipare alla parte più interessante dei lavori perché nominato vescovo nel 1963 quando in effetti Giovanni XXIII si accorse che i lavori conciliari, più che aprire nuovi orizzonti alla Chiesa, si stavano riducendo in una sorta di alta contemplazione dell’esistente e del momento che la Chiesa viveva. Per monsignor Bettazzi, da sempre pungolo per una Chiesa ripiegata su se stessa, il Vaticano II fu soprattutto la demolizione di un certo modo di vedere ed intendere il messaggio cristiano. C’era bisogno di non sentirsi i migliori, di aprire il dialogo con tutto il mondo cristiano, di rispettare i non cristiani e di mettere sempre l’uomo e la sua dignità al centro di ogni azione.

Mezzo secolo dopo l’apertura del Concilio si avverte come il mondo stia recependo quel messaggio che rimane fondamentalmente un messaggio di pace, quella pace che il mondo si ostina a non vedere, ha concluso Bettazzi facendo riferimento al grande murale posto alle sue spalle, murale mostrato al pubblico la prima volta proprio tre anni dopo l’apertura del Concilio.

L’autore del murale, l’artista avellinese Luigi De Conciliis, intervenuto alla manifestazione, ha ricordato come fossero diversi i tempi  e i grandi temi in discussione quando eseguì l’opera. Il murale racconta la violenza della guerra (con chiari riferimenti all’ultimo conflitto mondiale) e dà l’annuncio dell’arma atomica. Ma contiene anche un grande segnale di speranza con la rappresentazione di colonne di contadini – un elemento quasi scomparso nel Mezzogiorno d’oggi – in marcia per riscattare la loro condizione.

Tutto si svolge, nel murale, sotto lo sguardo e la benedizione di San Francesco, “il più grande pacifista della storia”, ha detto De Conciliis che collocò il santo al centro del gruppo di contadini e di una folla implorante. In quella folla ci furono volti noti della politica, della cultura e dello spettacolo di allora. Si va da Papa Giovanni ai vescovi di Avellino, da Moravia, Guttuso e Picasso a Kennedy e Fidel Castro, a Francesco De Sanctis, al meridionalista avellinese Guido Dorso. Tanti volti, tante interpretazioni di volti che portarono ad una polemica che andò oltre i confini italiani. Polemiche coerenti con il pensiero di allora.

Polemiche che proprio il Concilio Vaticano II di fatto declassò aprendo alla libertà di espressione (anche artistica) e rendendo così giustizia sia all’artista De Conciliis (ed al suo collaboratore Falciano) sia al coraggioso ed intrepido parroco di borgo Ferrovia, don Ferdinando Renzulli, sacerdote precursore di tanti fremiti poi riconosciuti dal Concilio ecumenico.

 

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