ARIANO IRPINO – Eseguita dai carabinieri una vasta operazione di polizia giudiziaria sfociata nel sequestro di ben 16 impianti di depurazione comunali, nell’arresto di due persone e nella denuncia a piede libero di altre cinque. La vicenda ha preso le mosse poco più d’un anno fa quando i carabinieri di Mirabella Eclano, insieme ai colleghi del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Salerno e ai tecnici dell’Arpac di Avellino, per accertare il livello d’inquinamento dei fiumi Calore e Tammaro eseguirono una serie di controlli diretti a verificare se le acque in uscita dai depuratori dell’Arianese fossero davvero trattate; quindi, se gl’impianti fossero regolarmente funzionanti, esaminando a questo riguardo come fossero state risolte le problematiche ambientali connesse alla produzione e eliminazione dei fanghi.
Le indagini miravano ad accertare anche se la gestione degli impianti avvenisse nel rispetto della normativa vigente e se ci fossero eventuali canalizzazioni per bypassare gl’impianti di depurazione. Impianti ubicati ad Ariano Irpino (4 impianti), Mirabella Eclano (3 impianti), Carife, Castel Baronia (2 impianti), Fontanarosa, Greci, Sant’Angelo all’Esca, Savignano Irpino, Villanova del Battista e Zungoli. Nessuno in regola; quindi tutti sequestrati e consegnati ai responsabili dei rispettivi uffici tecnici comunali affinché li mettano in sicurezza, li bonifichino e ripristino le aree dal punto di vista ambientale.
Diversi i reati contestati dalla Procura della Repubblica a carico delle sette persone coinvolte: due amministratori della prima società di gestione dei depuratori, un altro amministratore della società subentrante, il responsabile tecnico che è stato lo stesso per entrambe le società, i tre biologi firmatari delle certificazioni analitiche. Per due di queste persone (S.I., originario di Napoli, e C.O., di Ariano Irpino) è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari. I reati vanno dalla frode in pubblica fornitura alla falsità ideologica; dall’esercizio abusivo della professione alla truffa. Frode nell’esecuzione di pubblica fornitura, giacché o non effettuavano proprio la manutenzione, la gestione e il controllo dei depuratori loro affidati oppure presentavano agli enti appaltanti falsi certificati e documenti attestanti tali adempimenti. Si servivano, in proposito, di certificazioni analitiche di biologi non iscritti all’albo, così che a carico di questi ultimi è stato ipotizzato il reato di esercizio abusivo della professione sanitaria. Altro reato la presentazione di fatture attestanti falsamente il pieno rispetto di quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto così da trarre in inganno i diversi funzionari comunali preposti, i quali provvedevano a liquidare tali fatture riguardanti lavori mai realizzati. A carico delle società di gestione, inoltre, è scattata anche l’interdittiva antimafia emessa dalle prefetture di Napoli e Cagliari, prefetture delle province dove hanno sede legale le società coinvolte.
A dare esecuzione ai provvedimenti cautelari emessi dal Gip del Tribunale di Ariano Irpino, Antonella Lariccia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per una attività di indagine direttamente coordinata dal Procuratore capo, Luciano D’Emmanuele, e dal sostituto procuratore Marina Campidoglio, sono stati i militari del Noe di Salerno, agli ordini del capitano Giuseppe Ambrosone, quelli della compagnia di Mirabella Eclano ed Ariano Irpino, rispettivamente guidate dal capitano Leonardo Madaro e dal capitano Andrea Davini nonché il personale della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Ariano Irpino.
Aggiornamento del 18 dicembre 2012, ore 17.39
MIRABELLA ECLANO – Ad integrazione di quanto comunicato con nota stampa diffusa nella giornata di ieri e di quanto riferito durante la conferenza del 17 c.m. presso il Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, si precisa che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ariano Irpino (Av) procede a carico dei due arrestati e di due dei sei indagati (legali rappresentanti della IBI) anche in ordine al reato previsto dall’art. 256/1° del D.L.vo 152/2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata) perché “in concorso tra loro effettuavano attività di gestione, nella fattispecie attività di “stoccaggio” e/o smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, in assenza di autorizzazione per fatti accaduti in data 17 settembre 2012 in Ariano Irpino, Carife, Mirabella Eclano, Sant’Angelo all’Esca, Greci, Zungoli, Castel Baronia, Villanova del Battista e Savignano”.
