Lutto nel giornalismo irpino per la scomparsa di Silvio Iannuzzi

Sabato 05 Gennaio 2013 18:55 Antonio Di Nunno
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Silvio IannuzziAVELLINO – Ricordare il lungo cammino di Silvio Iannuzzi nel mondo giornalistico provinciale è impresa ardua tanto generoso, ampio ed impegnativo è stato il suo percorso tra testate e problemi dell’Irpinia. Molto più facile, invece, descrivere il tratto umano del collaboratore di tanti giornali, del cronista alla rincorsa (ed al servizio) di fatti e notizie: una persona perbene, un signore. Silvio Iannuzzi, scomparso ieri ad ottant’anni, era ormai il testimone di tante battaglie, di tante iniziative.

Aveva fatto conoscere la sua firma ed il suo stile dapprima collaborando a varie testate locali, poi inserendosi stabilmente nell’ambito della produzione giornalistica saldamente guidata allora da Pasquale Grasso che, prima di “sfondare” con Telenostra, fu soprattutto per anni il graffiante corrispondente da Avellino dell’influente quotidiano romano Il Tempo allora diretto da Renato Angiolillo (con Gianni Letta nella veste di eminenza grigia prima di diventarne poi, a sua volta, direttore).

Il quotidiano romano dedicava una pagina alle province campane, con Napoli a parte, e questo faceva sì che gli articoli da Caserta, Benevento, Avellino e Salerno diventassero tanti autorevoli articoli di fondo che si inserivano nel dibattito politico degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Ma fu con il settimanaleTribuna dell’Irpinia che Pasquale Grasso, con la sua variegata redazione ed i suoi collaboratori, riuscì a diventare il perno attorno a cui ruotava ogni polemica politica. Silvio Iannuzzi, oltre a coprire un ruolo stabile in ambito sportivo su tutti e due i giornali, ne diventa l’immancabile complemento soprattutto sulle questioni avellinesi. Anche suTelenostra Silvio è chiamato ad occupare questo spazio.

Ed appena nasce Radio Irpinia, la prima emittente a fare informazione giornalistica in provincia, Silvio Iannuzzi aderisce all’immane sforzo che dall’ottobre del 1976 il folto gruppo costituito da Peppino Impagliazzo, chi scrive, Franco Marzullo, Carlo Silvestri, Tonino Carrino, Nunzio Cignarella, Nicola Cecere, Pierpaolo Marino, Gabriele Ferrante, Gigino Zappella, Gianni Frisetti, Nicola Pagano e tanti collaboratori compiono per mandare in onda – tutte sempre rigorosamente in diretta – tre edizioni di radiogiornale ed altre quattro edizioni-flash.

Presenza viva anche attorno al piombo della tipografia Pergola (dove imperava la storica presenza del Corriere dell’Irpinia, il settimanale fondato da Guido Dorso) Silvio non si fermò mai anche quando incominciarono ad esaurirsi tante esperienze e non si era neppure all’alba dell’era Internet. Quando la sua firma cominciò a farsi più rada, come le sue partecipazioni alle amate partite di calcio, non fu perché non avesse da raccontare o avesse smesso di osservare. Più semplicemente ed amaramente aveva cominciato ad avere problemi di salute: la malattia lo stava sfibrando e lo avrebbe portato alla fine.

La folta presenza di rappresentanti della stampa ai suoi funerali questo pomeriggio dimostra l’affetto e la riconoscenza del giornalismo irpino verso il gentiluomo delle redazioni avellinesi.