Aziende sequestrate, una legge a tutela dei lavoratori. La campagna della Cgil

Martedì 29 Gennaio 2013 13:56 Red.
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Pasquale Colucci, Luigi Famiglietti, Enzo Petrozziello e Mimmo CaposselaAVELLINO – È stata presentata questa mattina, presso la sede della Cgil di Avellino, la proposta di legge di iniziativa popolare per favorire «l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata». «Io riattivo il lavoro» è lo slogan della campagna di sensibilizzazione per la sottoscrizione, illustrata da Enzo Petruzziello, segretario provinciale del sindacato, Antonio Famiglietti, ex segretario irpino della Fillea-Cgil, Pasquale Colucci, Libera Avellino, Mimmo Capossela, Sos Imprese.

L’appello è  per tutti i cittadini maggiorenni, che già da oggi potranno firmare presso tutte le Camere del Lavoro d’Italia,  nelle sedi di Libera, Sos Impresa, delle Acli e nei circoli Arci. La quota necessaria è quella di 50mila firme, dopo la quale la proposta sarà depositata al prossimo Parlamento per una sua rapida approvazione.

Sono dieci i punti cruciali della proposta: trasparenza delle informazioni e White List delle aziende sequestrate e confiscate, istituzione dell’ufficio attività produttive e sindacali presso l’agenzia, tavoli provinciali permanenti presso le prefetture sulle aziende sequestrate o confiscate, misure in favore dei lavoratori e delle lavoratrici delle aziende in questione, misure a sostegno della legalità delle imprese, istituzione di un fondo per le aziende sequestrate e confiscate, l’emersione del lavoro irregolare, tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fissazione dell’udienza di verifica dei crediti e saldo dei creditori, destinazione ai fini sociali delle aziende confiscate ed infine formazione dei lavoratori delle aziende confiscate.

L’impegno delle associazioni nella lotta alle mafie è un impegno costante, come ha sottolineato l’ex numero uno della Fillea: «Con questa proposta di legge – ha aggiunto – vogliamo ottenere uno strumento giuridico per tutelare i lavoratori, che spesso dopo il provvedimento di sequestro perdono il lavoro».

L’incontro è stato anche l’occasione per discutere di beni già confiscati alla camorra, come villa Cava a Quindici, sottratta all’omonimo clan nel 1999, che presto diventerà sede proprio del sindacato; e l’ex villa-bunker del boss Adriano Graziano, sempre nello stesso paese, che sarà trasformata in  un maglificio.