AVELLINO – In Italia, secondo un apposito inventario redatto dal ministero dell’Ambiente, ci sono 1.152 impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da poter essere definiti, in base alla normativa vigente, “insediamenti suscettibili di causare incidenti rilevanti”.
Si tratta di insediamenti industriali (quali impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie o depositi di esplosivi o composti tossici) che, trattando sostanze potenzialmente pericolose, possono rappresentare un rischio per l’ambiente e la popolazione. In caso d’incidente o di malfunzionamento dell’impianto, infatti, la presenza di tali sostanze può contribuire a causare nubi tossiche (tutti ricordano quella che nella metà degli anni Settanta contaminò Seveso), incendi, contaminazione del suolo o delle acque. In Campania sono 68 gl’insediamenti inseriti in tale categoria, ubicati in 53 Comuni. Quattro insediamenti hanno sede in altrettanti Comuni della nostra provincia: Avellino, Altavilla Irpina, Monteforte e Torella dei Lombardi.
Legambiente e dipartimento della Protezione civile hanno svolto un’indagine presso i Comuni dove sono presenti insediamenti a rischio d’incidente rilevante per mettere a fuoco alcuni temi legati alla sicurezza dei cittadini e alla tutela dell’ambiente. In buona sostanza la ricerca ha inteso verificare la realizzazione da parte dei Comuni delle attività finalizzate alla corretta e costante informazione dei cittadini sia sul rischio d’incidente sia per quanto riguarda i comportamenti da adottare per rimanere in sicurezza in caso di emergenza.
Quali in dettaglio queste attività? Innanzi tutto l’individuazione di particolari strutture vulnerabili (ospedali, scuole, semplici abitazioni, ecc.) nelle aree dove potrebbe verificarsi il danno; poi lo svolgimento di campagne informative per eventuali emergenze; quindi la collaborazione programmata con le associazioni di volontariato, l’effettuazione di esercitazioni anche col coinvolgimento dei cittadini potenzialmente interessati. Dal dossier si rileva che in Campania soltanto il 22% dei Comuni interessati ha individuato le strutture vulnerabili: tra questi Comuni c’è Avellino capoluogo. Il quale, però, non è elencato da Legambiente tra i Comuni campani (poco numerosi, per la verità: soltanto uno su cinque) che hanno dato vita a esercitazioni anche con il coinvolgimento della cittadinanza.
