AVELLINO – L’enologia nazionale perde uno dei protagonisti. È prematuramente scomparso Lucio Mastroberardino, contitolare, insieme ai fratelli Paolo e Daniela e al papà Walter, di una delle più affermate aziende vitivinicole della provincia di Avellino, Terredora, nata una ventina di anni fa quando l’antica casa vinicola familiare dei Mastroberardino si divise.
Discendente da una famiglia d’imprenditori che sono stati i pionieri della promozione dei vini irpini nel mondo, Lucio, aveva il culto per i vitigni autoctoni della nostra terra. Conseguita la laurea presso la Federico II di Napoli, s’immerse nel lavoro aziendale mirando non soltanto alla valorizzazione dei prodotti della sua cantina, ma dando un valido contributo all’ulteriore diffusione della conoscenza dell’enologia irpina in ogni angolo del globo. Sempre presente agli appuntamenti di rilievo riguardanti la vitivinicoltura, ha profuso il suo impegno in diverse sedi, locali e nazionali, portando idee e azioni per la crescita del settore. A livello provinciale, è stato dapprima consigliere e poi presidente del Consorzio di tutela dei vini irpini, incarico assunto da pochi mesi. In Campania è stato consigliere della Federazione vitivinicola di Confagricoltura, poi vicepresidente di Confagricoltura campana. Dal 2004 aveva assunto la prestigiosa carica di vice presidente nazionale dell’Unione Italiana Vini, carica che ha mantenuto fino a quando, nel 2010, all’unanimità è stato eletto presidente nazionale del prestigioso sodalizio.
Purtroppo un male incurabile lo ha stroncato a soli 45 anni. La famiglia lo ha ricordato sul sito aziendale con questo breve messaggio: “Una vita, sia pur breve, spesa con intensità fra botti e filari che lascerà il segno in quelli che l’hanno conosciuto ed apprezzato. Grazie Lucio”.
I funerali si svolgeranno domani 31 gennaio, alle ore 14.30, partendo dall’abitazione in via Serra di Montefusco per raggiungere il convento dei Padri Cappuccini di Sant’Egidio di Montefusco. Ad officiare il rito religioso saranno padre Antonio Salvatore, parroco di Montefusco, e don Francesco Russo, parroco di Dentecane, che ha assistito Lucio fino all’ultimo.
