AVELLINO – Alla prima difficoltà i rifiuti tornano in Irpinia. La chiusura del termovalorizzatore di Acerra – lo stop durerà due settimane per favorire lavori di manutenzione ordinaria già previsti e programmati – ripropone un problema annoso e mai superato che, di fatto, non consente ai Comuni irpini di dormire sonni tranquilli. Napoli e provincia non hanno la possibilità e, soprattutto, la capacità di gestire in proprio i rifiuti prodotti. Per questo – nonostante l’adozione di un provvedimento ad hoc della Regione che autorizza lo stoccaggio provvisorio nelle aree interne degli Stir – la Sapna, società che gestisce le attività afferenti il ciclo integrato nel Napoletano, è stata costretta a trovare soluzioni alternative. Stavolta, oltre ai soliti ingenti quantitativi che prendono la via dell’Olanda, è stato trovato un accordo con una società irpina, la Defiam di Serino – unica partecipante all’appalto – per il trasporto e lo smaltimento di ventimila tonnellate di rifiuti, pari pressappoco a quattro mesi di produzione dei Comuni irpini.
La vicenda apre una fase di profonda riflessione, che non poggia certo le basi sull’accordo siglato dai vertici della Defiam, anche se il sindaco e l’amministrazione di Serino ne sono completamente all’oscuro. Il problema, infatti, è l’incapacità di altri territori e del Napoletano in primis, di gestire le enormi quantità di immondizia prodotte. Una situazione che tiene costantemente in ansia la provincia di Avellino. Senza la diga che più volte l’amministrazione e il Consiglio provinciale hanno eretto a difesa dell’Irpinia e con una legge che, dal prossimo primo luglio, restituisce le competenze in materia ai Comuni, cancellando tutti i passi in avanti compiuti con l’affidamento della gestione alle Province, l’Avellinese torna ad essere un territorio altamente a rischio.
Potrebbe essere troppo facile – in caso di nuove difficoltà ed emergenze - per la Regione, autorizzare trasferimenti di rifiuti napoletani presso gli impianti irpini, la discarica di Pustarza in primis. Una decisione che non solo penalizzerebbe la provincia di Avellino, ma renderebbe, di fatto, necessaria l’individuazione di nuove aree per lo stoccaggio. L’allarme viene lanciato dai sindacati che chiedono un patto trasversale per “difendere con le unghie e con i denti la provincializzazione del ciclo integrato e l’attività di IrpiniAmbiente”.




