AVELLINO – Lo ha dichiarato il manager Florio ai rappresentanti sindacali: il taglio dei fondi per la sanità in Campania non consentiranno nuovi investimenti in Irpinia. Quindi, è confermato. Le strutture sanitarie irpine, sebbene siano state virtuose riuscendo a conseguire addirittura una sorta di avanzo di amministrazione, dovranno soggiacere ai colpi di scure nella stessa misura delle altre strutture che non sono state altrettanto morigerate nella spesa. E la Cisl funzione pubblica Irpino-Sannita non ci sta. Chiede un tavolo per singola azienda e per area vasta, perché le questioni attinenti l’area napoletana, dove incidono pesantemente le necessità delle università e dei policlinici, non possono essere trattate con lo stesso metro con cui si misurano le necessità e i bisogni delle aree interne. Da qui la mobilitazione regionale indetta dall’organizzazione sindacale insieme alle Ust e a tutte le categorie. Appuntamento ad Avellino per il prossimo 10 aprile. “Dobbiamo dire basta” – afferma la Cisl in un comunicato – chiediamo un tavolo solo con le organizzazioni sindacali confederali ove i punti da esaminare anche con i direttori generali siano la definizione degli atti aziendali e delle dotazioni organiche, l’attuazione del piano ospedaliero con cronoprogramma, l’equilibrio e la definizione dei volumi di prestazioni e di spesa con i settori della sanità privata, lo sblocco del turnover”.
Il duro comunicato diffuso dal segretario della Cisl Fp Doriana Buonavita compie una disamina impietosa della strada percorsa dalla sanità in Campania. “Il settore storicamente è stato terreno di conquista per un mondo della politica che vedeva in esso facile terreno di coltura per acquisire consensi elettorali mentre oggi è divenuto campo da sterminare perché si bada unicamente a recuperare i fondi, quei fondi che sinora sono state depauperati e che oggi qualcuno ritiene che non servano più”, scrive la Cisl che così continua: ”Dobbiamo fare mea culpa. Tutti i vari attori del sistema, a cominciare anche dal sindacato, ma per continuare con le istituzioni, la politica, i dirigenti e i manager, i quali devono oggi essere più coesi nel gestire una situazione che sta portando la sanità al collasso. Purtroppo invece pur avendo ben chiari gli obiettivi da raggiungere non sempre le parti trovano spazio per accantonare primogeniture e fughe in avanti per fare fronte comune”.




