Ex Isochimica, a Torino tutti i processi

Sabato 20 Aprile 2013 10:11 Antonello Plati
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L'ex fabbrica dell'Isochimica a PianodardineAVELLINO – «Già nel 1983, le Ferrovie dello Stato parlavano della presenza di pietrisco contenente amianto su tutte le reti italiane e quindi del rischio morbigeno per i lavoratori a contatto con la fibra. Nonostante questo,  oggi ad Avellino non si muove ancora nulla, anzi gli ex operai continuano a morire». Con queste parole  l’avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Osservatorio nazionale Amianto, denuncia ancora una volta la grave situazione degli ex lavoratori dell’Isochimica. Lo ha fatto nel corso di un’assemblea pubblica che si è svolta sabato 13 aprile al Centro sociale «Samantha Della Porta» di Avellino.

Con piglio da giurista, l’avvocato rilegge la circolare che i medici delle Ferrovie dello Stato sottoscrissero nel 1979 e che fu pubblicata soltanto quattro anni più tardi.  Il documento, oltre ad indicare la presenza di pietrisco contenente amianto su tutte le reti italiane, testimonia anche che i binari, in molte stazioni e percorsi ferroviari, furono realizzati con gli scarti di amianto di una delle più importanti cave presenti in Europa, quella di Balangero, in provincia di Torino. Ma l’amianto all’epoca non era presente solo nelle carrozze che venivano scoibentate dai 333 operai della fabbrica di Elio Graziano, c’era amianto anche nelle materie prime utilizzate per lavorazioni specifiche, come per esempio le tubature. Il rischio di malattie amianto-correlate era già altissimo nel 1983, Bonanni lo ha quantificato in valori che si aggiravano tra il 20 e il 60%.

Quindi secondo Bonanni, non ci sono dubbi sulla pericolosità delle fibre di amianto, ma l’avvocato a questo punto ritiene necessario lo spostamento dell’iter processuale dell’Isochimica alla Procura di Torino. Perché, dice, «è paradossale che ancora oggi ad Avellino si senta dire che l’amianto non è pericoloso, così come documentato dalla relazione della Commissione Morti Bianche del 15 gennaio 2013», sottoscritta anche dai parlamentari irpini. «A ciò – continua il presidente dell’Ona – si sommano le lungaggini della Procura avellinese, la quale a 23 anni dalla chiusura del sito di Pianodardine ancora non ha punito i responsabili. È necessario concentrare tutte le cause a Torino perché tutto è nato da lì. In più vogliamo capire perché se un documento del 1983 parlava del rischio morbigeno e dell’urgenza di adottare misure nei confronti dei lavoratori esposti ad amianto, oggi ancora si mette in dubbio l’origine delle malattie contratte dagli ex lavoratori Isochimica, ai quali non gli viene riconosciuta nemmeno il 10% della malattia professionale da parte dell’Inail».

A mettere in luce tutte le difficoltà che ancora oggi si incontrano nel reperire elementi e dati relativi alla vertenza Isochimica è stato Carlo Caramelli del Tribunale per i diritti del malato: «A seguito di un’ispezione operata dall’Ispettorato del lavoro, avviata nel 1982 e conclusa dell’89 - ricorda Caramelli - furono raccolte oltre duemila pagine che portavano alla luce tutto quello che era avvenuto durante la scoibentazione delle carrozze e i gravi rischi per la salute umana parlando anche di rischio di crocidolite, specie tra le più dannose di varietà di asbesto. Non dimentichiamo – conclude Caramelli – che il periodo di incubazione della malattia può durare anche 40 anni, quindi il peggio deve ancora venire».

La bonifica dell’area che ha ospitato le operazioni di scoibentazione è una priorità, come avverte il professore Ciannella, che sottolinea anche il preoccupante aumento di malattie tra gli ex operari: «Le bonifiche non vengono fatte mai seriamente perché costano troppo – accusa Ciannella.  Il più delle volte l’amianto viene sotterrato nei siti o trasferito in altri non a norme di legge. Forse ancora nessuno è ben cosciente che la mesotelioma è una malattia incurabile».