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    26/06/2026

I miracoli di Cantelmo

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Rosario Cantelmo (foto di Massimo D'Argenio)AVELLINO – L’otto aprile scorso si è aperta una nuova stagione per la Procura della Repubblica di Avellino e per l’intera giustizia irpina. Rosario Cantelmo, nuovo Procuratore capo, si è insediato nel suo ufficio di Piazza d’Armi. La sua nomina, benché avvenuta a scapito dell’avellinese Angelo Di Popolo, è stata salutata con soddisfazione sia dagli addetti ai lavori sia dall’opinione pubblica. E, una volta preso possesso dell’ufficio, anche le sue prime dichiarazioni hanno riscontrato il favore degli avellinesi che si augurano che il suo arrivo coincida con un vigoroso impulso all’attività inquirente della magistratura del capoluogo. Resta, però, da chiedersi quali siano in concreto le emergenze che dovrà affrontare in via prioritaria. Da questo punto di vista, il leit motiv di stampa ed opinione pubblica è rappresentato dalla lotta alla criminalità organizzata. E che questa sia una priorità assoluta è fuor di dubbio. E, tuttavia, lo spettro da esorcizzare non è solo quello delle classiche faide di camorra del Vallo di Lauro o il racket dell’estorsione e dell’usura che taglieggia Avellino ed il suo hinterland, o, ancora, il riciclaggio di denaro sporco in settori particolarmente esposti quali il commercio e l’edilizia.

In Irpinia, come altrove, imperversa da alcuni anni una criminalità diversa, anch’essa organizzata o – comunque – legata a strutture macrocriminali che agisce solo indirettamente, traendo un indebito profitto dalla gestione della cosa pubblica. È quella criminalità, ad esempio, che gestisce gli affidamenti diretti, i cottimi fiduciari, i servizi in economia, quella congerie, cioè, di appalti medio-piccoli che spesso sfuggono alla rete di vincoli, limiti e garanzie, costruita da una legislazione apparentemente severissima. È la criminalità dei “sottoservizi”, quella che specula sui grandi appalti, vivendo da parassita sulle imprese che se li aggiudicano. È la criminalità che guida le scelte urbanistiche e le programmazioni degli investimenti pubblici fatte dagli organi politici, più o meno coscienti e consapevoli di prestarsi agli interessi di delinquenti dal volto pulito.

Parliamo, insomma, di quella zona grigia in cui si incontrano le esigenze della politica e le disponibilità dell’organizzazione criminale. In quella zona, su quella sottile linea di confine che separa ciò che è conveniente per la collettività da ciò che è conveniente per pochi, ci si imbatte in un’umanità varia, fatta di politici più o meno ingenui e più o meno incoscienti, di procacciatori d’affari mascherati da imprenditori, di addetti alle “lavanderie” della camorra spacciati per oculati e facoltosi investitori.

È una criminalità quasi invisibile, che non turba la nostra coscienza di bravi cittadini perché non minaccia e non spara. Ha i volti di persone affidabili, che, più o meno consapevolmente (talvolta per mero bisogno), ricavano guadagno proprio dalla loro affidabilità. Non estorce denaro, perché non viene a chiederlo. Non ci indigna, perché non lede i nostri interessi. Non ci impone tasse e non ci impone il pizzo. Sono questi i motivi che la sottraggono ad ogni sorta di rimostranza e protesta, e persino di controllo. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, infatti, per gli enti locali è scomparso il filtro del controllo amministrativo che in passato era esercitato dal Comitato regionale di controllo. Di fatto, quindi, i residui poteri di verifica sono rimasti nelle mani dell’autorità giudiziaria, che spesso rappresenta l’ultimo baluardo rispetto all’esercizio arbitrario ed illecito delle funzioni amministrative.

È questo, quindi, che si chiede a Cantelmo: che metta a disposizione della nostra comunità la sua esperienza maturata presso la Direzione distrettuale antimafia. È proprio lui l’inquirente ideale per indagare su questi fenomeni di corruzione ambientale che rischiano di paralizzare, una volta per tutte, la crescita economica, sociale e culturale della nostra provincia. Certamente a Cantelmo non è possibile (e nemmeno giusto) chiedere miracoli. Cantelmo non potrà condurre le indagini da solo, dovrà necessariamente avvalersi di un team, composto dai suoi sostituti e dalla polizia giudiziaria, che dovrà supportarlo in modo efficace ed efficiente. E, soprattutto, avrà bisogno della collaborazione dei cittadini e della classe dirigente. Finora gli uni e gli altri non hanno mostrato una spiccata sensibilità rispetto alla criminalità dei “colletti bianchi”. Il fenomeno, più o meno volutamente, è stato sottovalutato, e l’Irpinia nell’immaginario collettivo resta l’oasi felice, dove la criminalità è diffusa, ma non fa troppi danni. Purtroppo, non è così: oggi i danni sono invisibili; domani saranno irrimediabili.

 

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