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    26/06/2026

Piazza parco o piazza di pietra? Il «largo» trasformato in un’oasi

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Il progetto di Piazza Libertà degli architetti PisanielloAVELLINO – È una bella idea, tutt’altro che banale, e quindi da prendere sul serio e da esaminare con cura in tutti i particolari. Il progetto della piazza-parco in Piazza Libertà è innanzi tutto un’idea nuova  rispetto alle tante ipotesi fatte in tanti anni, in pratica dal terremoto dell’80 fino a pochi giorni fa, quando è stato reso noto il progetto vincitore del concorso europeo bandito dal Comune di Avellino per trovare un’idea significativa e forte per la nuova Piazza Libertà. Perché, sia ben chiaro, qui non stiamo a parlare di sistemazione del “largo”, ma di un’idea nuova ed attraente (“in modo che vengano in tanti ad Avellino per vedere la rinnovata piazza che dovrà rappresentare la cartolina della città”, disse – non sapendo come sarebbe andata a finire – il sindaco Galasso all’epoca del bando). Forse lo stesso sindaco pensava ad una piazza di pietra, come ce ne sono tante soprattutto in Europa e tutte di marca medievale.

Incredibile ma vero, a ben guardare nella storia di Piazza Libertà, la trasformazione incisiva compiuta tra il 1959 ed il 1962 fu un po’ – sia pure in maniera stravolgente l’esistente – una sorta di anticipazione della piazza-giardino cui siamo finalmente giunti oggi. Cosa significava il secondo blocco della piazza (lato Est) con quel cedro attorno al quale lo studio Pisaniello intende oggi creare il bosco giardino? Significava appunto un giardino leggero che faceva da contrappunto al giardino con le fontane della parte Ovest della piazza, quella circondata dall’allora Tribunale di Palazzo Caracciolo, da Palazzo Sarchiola, dalla prefettura e da Palazzo Carpentieri.

Il problema di quella piazza – che è quella che vediamo oggi – è stato sempre il traffico automobilistico che vi accedeva da più lati, costituendo in pratica essa stessa parte e snodo (micidiale) di quell’asse Ovest-Est rimpolpato dalle abitazioni lungo quella che fu la borbonica strada nazionale delle Puglie. All’inizio quell’ampia rotatoria che consentiva l’afflusso o il deflusso di nove importanti correnti di traffico sembrò funzionare e le fontane multicolori fecero la fortuna degli amministratori dell’epoca (guidati dal Dc Michelangelo Nicoletti che fu poi un ribelle che la città volle senatore della Repubblica). Con il passare degli anni l’aumento eccessivo e non calcolato della circolazione di auto – soprattutto lungo la direttrice San Tommaso-Piazza Kennedy-stadio – portò alla paralisi da traffico di quei giardini appena accennati ed alla scomparsa della funzione del “largo”.

Il terremoto dell’80 pose l’impellenza di una rinascita di Piazza Libertà sui cui marciapiedi trovarono ospitalità i prefabbricati che fungevano da negozi, bar, luoghi di ritrovo (quelle immagini, depositate negli archivi della Rai di Napoli, andrebbero recuperate e custodite in un museo civico). Per questo rifacimento si pensò ad un affidamento diretto: il prescelto fu lo studio di un grande critico dell’architettura, Bruno Zevi. Fu suo figlio Luca a preparare un progetto che prevedeva, appunto, una piazza di pietra: nuova e multicolore pavimentazione, parcheggi interrati, gradinate tipo stadio. Di quel progetto si parlò molto tranne in Consiglio comunale che non arrivò mai ad una votazione. Una piacevole ed intelligente parentesi sull’argomento fu quella del concorso per una nuova Piazza Libertà riservato dall’ordine degli architetti ai suoi giovani laureati. Anche in questo caso ci furono ipotesi di sistemazione dell’esistente.

Così come fu il progetto redatto dal gruppo guidato dall’architetto D’Onofrio, dell’ufficio tecnico comunale, che, sulla carta e per una modica cifra (poco più di un miliardo di lire), riordinò i giardini prendendo il famoso cedro come punto di riferimento e dirottando il traffico proveniente da via De Sanctis sotto la cortina di Palazzo Ercolino nonché creando nuovi punti di aggregazione. Inutile aggiungere che all’epoca di questo progetto parcheggi interrati e tunnel non erano neppure all’orizzonte.

In nessun caso ci fu una proposta innovativa e profondamente trasformatrice come la piazza-parco proposta dallo studio associato Microscape di Lucca dei fratelli Saverio e Patrizia Pisaniello. Forse l’origine irpina dei due progettisti ha consentito conoscenza storica del contesto e conoscenza dell’ambiente: la verde Irpinia. Da qui parte l’idea del progetto. Una piazza diversa dal solito e dal suo percorso storico. La conferma del percorso pavimentato Corso-via Nappi; percorso allargato e delimitato a destra da tre filari di alberi che quasi nascondono alla vista il prato che occuperà il grosso del “largo” con confine a Sud di Palazzo Ercolino. Sul lato Est poi, verso il Palazzo vescovile, il bosco-giardino da creare attorno al cedro piantato nel 1961.

Tutto questo verde, tranne che per  alcuni tratti di servizio non è mai attraversato dal traffico. Il tunnel sulla direttrice piazza Garibaldi-via Due Principati consente questo “miracolo”. In particolari circostanze – sottolineano i progettisti – sarà possibile usare lo stradone nel tratto prefettura-via Nappi (ma per fiere, manifestazioni, esposizioni ecc.), spazio che storicamente è legato alla fiera di San Modestino di antica e perduta memoria, che da domani potrà persino ospitare il mercato bisettimanale (utilizzando, aggiungiamo noi, la stessa via Nappi-Piazza Amendola e, se necessario, Corso Umberto I).

La piazza sarà dotata di cisterna per raccogliere l’acqua piovana da utilizzare per innaffiare prato e giardino. Nei pressi di via Nappi sarà possibile agli appositi mezzi di accogliere i rifiuti senza la necessità di entrare nella piazza. Sotto il fronte Sud del “largo”, alla fine del prato, correrà inoltre una navetta a trazione elettrica. Questo vuol dire che la metropolitana leggera oltre che dal Corso sarà espulsa anche dalla piazza pur avendo la possibilità di camminare soltanto con le batterie?

Discorso a parte merita l’impianto di illuminazione che intanto vedrà molti fanali illuminare le facciate dei palazzi partendo dai sottogronda dei singoli fabbricati. L’energia sarà prodotta da pannelli fotovoltaici che alimenteranno, oltre l’illuminazione, l’azione delle fontane. Oltre che l’area per spettacoli ritagliata davanti Palazzo Sarchiola elementi architettonici saranno anche due torri che serviranno ad accedere al sottostante garage. Garage che rimane l’unica incognita di questo progetto. E non certo per colpa dei progettisti. Chi ha visto il progetto, la cui realizzazione costerà la non smodata cifra di tre milioni e seicentomila euro (compenso dei progettisti compreso), e letto la relazione non può che cercare con la mente un qualche precedente di piazza-parco almeno in Italia. Un esempio c’è: la bellissima e suggestiva Piazza Ariostea di Ferrara, un’architettura fatta di prato, gradoni in erba ed alberi.

 

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