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    26/06/2026

Viaggio nel degrado delle periferie di Avellino

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I prefabbricati di contrada QuattrograneAVELLINO – Degrado urbano: case che cadono a pezzi, immondizia ovunque, topi che sguazzano dappertutto e non disdegnano incursioni negli appartamenti. Tessuto sociale fortemente degradato: microcriminalità diffusa, spaccio, prostituzione e tante famiglie al di sotto della soglia di povertà. Lavori pubblici al palo: sostituzione edilizia dei prefabbricati pesanti installati dopo il sisma del 23 novembre 1980 ferma da anni perché le imprese appaltatrici reclamano crediti all’amministrazione comunale. È questa la situazione dei quartieri periferici di Avellino: li abbiamo visitati.

Quattrograna. È l’agglomerato di prefabbricati pesanti più popoloso della città (tra zona Est e zona Ovest ci vivono poco meno di 3 mila 500 persone) edificato in una situazione di somma urgenza dopo il terremoto. È essenzialmente un quartiere dormitorio: da sempre emarginato dal resto della città, servito poco e male dal servizio pubblico di trasporto e privo di servizi e infrastrutture. Non c’è un campo di calcetto né un parco giochi per bambini o un’area verde attrezzata.

I residenti, esasperati dalle pessime condizioni di vita hanno pure presentato un'istanza al sindaco, Paolo Foti, nella quale denunciano «lo stato di abbondano» e chiedono all’amministrazione comunale «un intervento deciso per evitare il rischio di danni alla salute pubblica e alla pubblica incolumità». Qui – ha detto Caterina Barra, assessore ai Lavori pubblici del Comune - «il ripristino dei lavori di riqualificazione è un’urgenza perché il quartiere è in uno stato di abbandono preoccupante». L’intervento è iniziato nel 2009, finanziato con i fondi Europa Piu per un importo complessivo di poco superiore ai 10 milioni di euro. Ma dopo la consegna dei primi sette edifici nell’aprile del 2011, i lavori hanno subito un improvviso stop, a causa di un contenzioso tra la ditta appaltatrice e il Comune. L'ente non è stato in grado di saldare gli ultimi due pagamenti relativi al primo lotto di lavori. Poi sulla stessa ditta, la Edile Dom. Mar., grava un’istanza di fallimento. Quindi il Comune ha intrapreso una procedura di arbitrato per la risoluzione del contratto, senza la quale non sarà possibile riappaltare e quindi completare i lavori. Dei 14 prefabbricati pesanti, oggi ne restano ancora quattro, mentre uno stabile è in parte stato riqualificato: mancano però il tetto, gli infissi e l'impiantistica interna. Intanto, questa «riqualificazione a metà» anziché migliorare l’aspetto e le condizioni di vita del quartiere lo sta trasformando in un vero e proprio accampamento per abusivi, restituendo degrado al degrado. Perché, nel frattempo, molte famiglie hanno occupato abusivamente i vecchi fabbricati con i tetti in Eternit: armati probabilmente di piccone, in molti hanno violato gli ingressi che il Comune aveva murato. Eppure in quei prefabbricati d’inverno ci piove dentro e d’estate si soffre un caldo terribile.

Rione Parco. In via Leonardo Di Capua, nel Q 5, c’è una discarica abusiva a cielo aperto: il cumulo impressionante di rifiuti, anche speciali, calcinacci, resti di servizi igienici, rame e ferri vecchi si trova alle spalle di un prefabbricato pesante sgomberato alcuni anni fa ma mai smantellato né messo in sicurezza. Il rischio ambientale è accentuato dall’amianto presente nel tetto in eternit dello stabile.

Lo sgombero dei residenti fu imposto dai lavori di riqualificazione edilizia per la sostituzione dei prefabbricati. Un intervento da 5,8 milioni di euro, interamente finanziato con i fondi della Cassa depositi e prestiti del ministero delle Finanze, che dovrebbe ridisegnare l’aspetto del quartiere con la costruzione di 72 nuovi alloggi e la realizzazione di una piazza e un parco giochi per bambini. Dopo la consegna dei primi 30 appartamenti, nel 2010, la ditta Lanzara Costruzioni di Castel San Giorgio (Salerno) non ha più posato una pietra perché ha chiesto la costituzione di un arbitrato per la risoluzione del contratto a causa dei ritardi nei pagamenti da parte dell’amministrazione comunale. Almeno, potrebbe essere demolito il prefabbricato già evacuato e ripulita l’area sommersa dall’immondizia. L’amministrazione comunale «sta facendo il possibile», sostengono i tecnici del Comune. Intanto la situazione peggiora di giorno in giorno: le condizioni di vita dei residenti potrebbero da un momento all’altro essere il pretesto per fomentare una protesta. Negli altri tre prefabbricati pesanti 48 famiglie sopportano quotidianamente infiltrazioni d’acqua perché gli edifici non sono impermeabilizzati; lottano contro grossi ratti che risalendo dalle fogne violano facilmente le pareti di cartongesso in cerca di cibo; camminano su pavimenti sconnessi che mettono a rischio la loro incolumità. E quando escono dai loro appartamenti il quadro peggiora anche: l’erba incolta raggiunge anche il metro e mezzo di altezza, i rifiuti sono sparsi un po’ ovunque, le strade quando sono asfaltate sono comunque dissestate e i marciapiedi sono rattoppati con cemento e piastrelle.

Picarelli. In via Pasquale Penta c’è un quartiere dormitorio del tutto isolato dal centro storico della piccola frazione ed emarginato dal resto della città. Qui, nei prefabbricati pesanti vivono ancora 36 famiglie e quasi 150 persone completamente immerse nel degrado. Sotto i portici di questi fatiscenti edifici a due piani è ammassato qualsiasi genere di rifiuto: dai tubi catodici di schermi televisivi a elettrodomestici di ogni tipo, dai materassi alle reti in metallo, dalle sedie ai tavoli. Si tratta in molti casi di rifiuti speciali che andrebbero scaricati altrove: in questi casi, IrpiniAmbiente, la società che gestisce il ciclo di raccolta e smaltimento dell’immondizia in città, non è autorizzata a rimuoverli fin quando l’amministrazione comunale non effettua «un’apposita segnalazione» perché – spiegano – «si tratta di lavori extracontrattuali ai quali è preliminare un’analisi chimico-fisica per verificare la presenza di sostanze nocive». Tra quei cumuli di rifiuti potrebbe esserci pure l’amianto le cui fibre sono presenti nelle coperture in eternit di questi prefabbricati che dal 1980 hanno subìto pochissimi interventi di manutenzione. Intanto, l’anno scorso, due dei sei fabbricati sono stati sgomberati e demoliti per fare spazio a un cantiere, ufficialmente aperto nove mesi fa, per la costruzione di quattro nuovi edifici, da sedici appartamenti ognuno, in cemento armato che saranno realizzati, come si legge nel progetto, «nel rispetto delle più moderne tecnologie abitative». Al «Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica - Ambito Picarelli» la Regione Campania ha assegnato un finanziamento di 7 milioni e mezzo di euro; il Comune ha affidato i lavori all’impresa edile Miam di Nocera Inferiore, con un ribasso di quasi il 50% (4 milioni e 100 mila euro).

A via Penta, però, ancora non è stata posata la prima pietra. Perché? Per gli stessi motivi che impediscono di completare i lavori già iniziati in tutte le altre periferie della città: ritardi nell’accreditamento dei soldi e difficoltà nell’individuare una sistemazione per le famiglie che vivono nei prefabbricati. Ma queste operazioni andrebbero pianificate di pari passo con i progetti di riqualificazione o addirittura prima di redigerli. Un’amministrazione comunale non può non sapere quanti e quali alloggi e risorse ha a disposizione. Allora, qualche errore c’è stato nella programmazione di questi interventi? Caterina Barra, qualche giorno fa sulle pagine de Il Mattino, non l’ha ammesso esplicitamente, ma ha lasciato intendere che chi l’ha preceduta «ha commesso qualche leggerezza».

Valle. Anche in via Raffale Pirone, quartiere Valle, periferia nord di Avellino, 70 famiglie vivono in condizioni igienico-sanitarie allarmanti. La loro salute è messa a rischio dall’impressionante quantità di rifiuti ammassati sotto i portici di tre fatiscenti prefabbricati pesanti. C’è di tutto: dal ferro, spesso arrugginito, alla plastica; dal vetro, cocci di bottiglie sono disseminati ovunque, ai materassi; dal legno, mobili e sedie di ogni epoca, ai rifiuti organici; e non mancano quelli speciali come vecchi televisori, frigoriferi e forni elettrici. Intorno, i topi circolano indisturbati e quel che resta delle aree verdi è devastato. L’assessore all’Ambiente del Comune di Avellino, Giuseppe Ruberto, ha più volte manifestato il proprio «malcontento per il sistema di raccolta dei rifiuti in città», ogni responsabilità su disservizi del genere sarebbe di Irpiniambiente, che però come per Picarelli per intervenire ha bisogno della segnalazione da parte del Comune. All’interno di questi prefabbricati le condizioni sono disastrose: ci piove dentro perché in 33 anni l’amministrazione comunale non ha mai avuto il tempo di impermeabilizzarli e gli intonaci che molti inquilini hanno installato, pagando di tasca propria, hanno ceduto; la muffa è ovunque, le pareti in cartongesso sono ormai logore e la pavimentazione è sconnessa. Pure questi prefabbricati un giorno saranno demoliti, ma non saranno sostituiti con nuove costruzioni come sta avvenendo negli altri quartieri. I residenti di via Pirone, quando sarà completato il programma di riqualificazione edilizia, troveranno spazio nei nuovi edifici. Ma quando sarà completato il «Programma di interventi di edilizia sostitutiva di alloggi in prefabbricazione pesante»? Con grande ottimismo, ci vorranno almeno altri dieci anni.

 

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