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    26/06/2026

Piano di zona, a rischio i fondi Pac

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In basso, Carlo MeleAVELLINO – «Assicurare alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuovere interventi per garantire la qualità della vita, le pari opportunità, la non discriminazione e i diritti di cittadinanza. Prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, che derivano dall’inadeguatezza del reddito, dalle difficoltà sociali e dalle condizioni di non autonomia».

È quanto impone ai Comuni la «Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali» (328/2000), ma quando i fondi sono ridotti al lumicino, come nel caso dell’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Avellino, è difficile ottemperare anche a questi fondamentali obblighi. L’assessore al ramo, Stefano La Verde, ha quantificato in non più di 25 mila euro la disponibilità attuale dell’amministrazione comunale per interventi di sostegno e assistenza alle fasce deboli. Davvero troppo pochi. E la situazione rischia di diventare ancora più preoccupante con l’imminente commissariamento del Piano sociale di zona dell’ambito territoriale A 4. Infatti, i 16 sindaci del nuovo ambito, ridisegnato lo scorso anno dalla Regione Campania, non hanno raggiunto un accordo sulla presidenza e sul ruolo del Comune capofila (Avellino) e per questo il 31 ottobre Palazzo Santa Lucia ha approvato la proposta dell’assessore regionale alle Politiche sociali, Ermano Russo, di avviare le procedure propedeutiche al commissariamento dell’Ambito. I 16 chiamati a stilare il documento di programmazione dei servizi socio-sanitari per definire il welfare locale per il triennio 2013-2015 «hanno fatto prevalere inutili personalismi mettendo a repentaglio la salute e la vita quotidiana di migliaia di cittadini che vivono situazioni di disagio», ha tuonato il segretario generale della Cisl irpina, Mario Melchionna, tra i primi a prendere posizione sulla vicenda.

Con il commissariamento dell’ambito, oltre che nella città capoluogo, è a rischio l’erogazione dei servizi sociali di assistenza nei Comuni di Altavilla, Capriglia, Cervinara, Chianche, Grottolella, Montefredane, Petruro, Pietrastornina, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Roccabascerana, Rotondi, San Martino Valle Caudina, Torrioni e Tufo. Stefano La Verde, responsabile delle Politiche sociali del Comune di Avellino, a poche ore dalla notizia ha pure rassegnato le proprie dimissioni in disaccordo con l’operato di alcuni dirigenti che «avrebbero ostacolato» la sua azione. Ma subito  il primo cittadino, Paolo Foti, ha rassicurato l’assessore promettendo «maggiore impegno» e «sinergia tra i dirigenti di Piazza del popolo» e ottenendo così il ritiro delle dimissioni.

Intanto, proprio in queste ore si lavora alacremente per giungere a un ormai insperato accordo: è fissato per oggi il termine ultimo per presentare in Regione la programmazione dell’ambito territoriale A 4. Se ciò non dovesse concretizzarsi «andrebbero in fumo circa 8 milioni di finanziamenti pubblici per i servizi sociali in Irpinia». L’allarme lo lancia Carlo Mele, direttore della Caritas diocesana di Avellino, che così quantifica il danno economico del mancato accordo sulla programmazione dei servizi socio-sanitari per il triennio 2013-2015. «I problemi maggiori – spiega Mele – saranno quelli relativi all’assegnazione dei fondi del Piano di riparto delle risorse finanziarie del programma nazionale “Servizi di cura all’infanzia e agli anziani non autosufficienti”, nell’ambito del Piano Azione Coesione (Pac)». Per l’Irpinia si tratta di circa 2 milioni di euro all’anno, ma – spiega il direttore della Caritas – «se l’Ambito non presenta una programmazione valida per la prima annualità sarà preclusa ogni possibilità di accedere ai fondi Pac nei due anni successivi», quindi «la rete di assistenza sociale dell’intera provincia si troverebbe a operare nel prossimo triennio con 6 milioni di euro in meno». Qualche possibilità in più, secondo Mele, per accedere ai fondi erogati dalla Regione: «Si tratta di quasi 2 milioni e mezzo di euro, che il commissario dovrà avere cura di chiedere subito».

Le responsabilità del commissariamento, dice Mele, «sono esclusivamente politiche. L’iter seguito dai 16 sindaci, alla ricerca di un punto d’incontro, è stato un calvario». L’epilogo è stato il peggiore possibile: «Ognuno – aggiunge Mele – ha pensato a far prevalere i particolarismi senza pensare alla collettività: nessuno ha messo al centro il bisogno della comunità». La situazione per la città capoluogo sarà ancora più complicata, perché «ad Avellino manca da oltre 5 anni una seria programmazione delle politiche sociali».

A risentirne saranno le migliaia di cittadini che quotidianamente si rivolgono alle strutture di assistenza. «Con il commissariamento dell’Ambito – nota Renato Tuccia, referente del Centro di ascolto «Zaccheo» di Avellino, Opera segno della Caritas – aumenterà il senso di solitudine delle troppe persone che ogni giorno si rivolgono a strutture come la nostra. Questa – continua Tuccia – è l’ennesima sconfitta di un sistema, quello politico, che da anni è in crisi e nonostante le ripetute sollecitazioni non riesce a dare nuovo senso alle politiche sociali, restando sordo rispetto alle urla del silenzio di padri e madri di famiglia. I nostri servizi – assicura Tuccia – non cesseranno mai: noi non siamo vincolati dai fondi, ma sostenuti dal volontariato».

A rischio anche quasi 2 mila posti di lavoro, come sottolinea Michelangelo Varrecchia, responsabile dell’Ufficio delle persone con disabilità della Cgil: «Quella dell’assistenza sociale è una vera e propria filiera, formata da cooperative già vessate dalla Regione, dove sono impegnate tantissime figure professionali di rilievo che rischiamo di perdere a causa della mancata programmazione del Piano».

 

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