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    26/06/2026

Dalla riattivazione della ferrovia economia, cultura e turismo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita2_binario_colorato.jpgAVELLINO – A tre anni dalla chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, Pietro Mitrione, presidente dell’associane in_loco_motivi fa il punto della situazione ed un bilancio delle iniziative in corso per mantenere viva la speranza di una sua riattivazione. È all’esame del Parlamento un Ddl per la salvaguardia del patrimonio rappresentato dalle  ferrovie considerate, ingiustamente, “minori” .

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Tre anni fa, il  giorno 11 dicembre del 2010, dopo 115 anni veniva effettuata l’ultima corsa sulla ferrovia Avellino-Rocchetta. Una decisione presa dalla regione Campania senza nessun confronto con le istituzioni locali. Fu l’inizio dei tagli lineari nella nostra provincia che avrebbero interessato scuole, ospedali, tribunali, uffici postali, ed altri presidi ad essi collegati. Si iniziò con l’anello più debole delle strutture a servizio dei cittadini dell’Alta Irpinia, la ferrovia voluta da Francesco De Sanctis e Giustino Fortunato. Questi illustri uomini politici della metà dell’800 capirono che attraverso le linee ferrate era possibile collegare tutti i pezzi grandi o piccoli di un paese da poco unito, la ferrovia diventava, perciò, una rete di conoscenza e di sviluppo sociale ed economico. Questa nostra tratta ferroviaria consentì di penetrare nelle zone più impervie dell’Irpinia seguendo tracciati che avrebbero sconfitto le asperità delle montagne e dei fiumi che attraversava. Fu un lavoro di grande tecnica ed ingegneria ferroviaria per i tempi in cui fu compiuta che consentirono di domare l’Ofanto da sempre temuto dalle popolazione di quei luoghi. Anche allora valsero, purtroppo, le solite rivendicazioni campaniliste che ne pregiudicarono una corretta progettazione, le stesse che oggi stanno interessando la linea ad Alta capacità fra Roma-Napoli-Bari per quanto riguarda l’attraversamento dell’Irpinia. Se questo dovesse verificarsi sarebbe un ulteriore danno per la nostra Irpinia, una idea discriminatoria ancora una volta partorita in stanze “napoletane” che poco conoscono la nostra terra e che stanno portando alla desertificazione di questa parte della Campania interna.

Oggi come allora si tratta di unire questa parte povera dell’Irpinia con il resto dell’Italia con collegamenti che determineranno scambi commerciali utili alla crescita del tessuto civile e economico fino ad oggi sconosciuti. Da sempre la storia della ferrovia Avellino-Rocchetta si è intrecciata con quella della nostra provincia, una storia fatta di speranze e delusioni. Dopo aver investito ingentissime somme di danaro pubblico per la sua razionalizzazione, investimenti tecnologici di alta caratterizzazione innovativa, tipo fibre ottiche ed impianti di sicurezza avanzati, qualcuno, a Napoli, ha deciso che per questa ferrovia si potesse e dovesse scrivere la parola fine. Contro questa logica noi di in_loco_motivi stiamo lavorando per promuovere il riuso di questa tratta considerata, alla pari di altre in Italia, come ramo secco seguendo la logica assurda per cui il tronco può sostenersi senza rami, senza foglie e senza frutti. L'intento della nostra azione è la riattivazione di un flusso di linfa vitale che produca cultura ed economia, elementi portanti per costruire e gestire un progetto di valorizzazione territoriale legato anche allo sviluppo turistico.

Cultura, perché il viaggio è più lento e quindi in grado di penetrare il territorio seguendone anche le vie più tortuose e impervie mostrandolo attraverso il suo paesaggio che significa tipologie di abitazioni, collocazioni di paesi, forme urbanistiche, campanili, tipologie di colture, colori di stagioni, lavori agricoli, boschi, fiumi, abbandoni e tanto altro, tutte cose che la nostra Irpinia può vantarsi di possedere e di considerarle fra le sue eccellenze. Economia, perché un riammodernamento della nostra Avellino-Rocchetta può consentire di evitare l'abbandono di queste zone della Campania interna e quindi di tenere in vita attività commerciali e industriali dal momento che questa tratta attraversa buona parte degli insediamenti costruiti dopo il sisma del 1980. Una opportunità, questa, mai valorizzata nel passato perché fu allocata solo paccottiglia in cerca di finanziamenti pubblici. Economia, perché la produzione di tradizione legata al territorio che si può far conoscere, apprezzare ed acquistare attraverso internet è raggiunta, conosciuta, compresa, amata attraverso il viaggio nel paesaggio in cui nasce. Economia, perché l'uomo istintivamente percorre strade per conoscere luoghi e culture diventando turista. Queste sono le idee che avevamo messo in campo con successo e che dal giorno successivo alla chiusura dell’Avellino- Rocchetta hanno mosso il nostro progetto per rivitalizzare la nostra ferrovia con la caparbietà necessaria che ci ha consentito di entrare nel circuito della Confederazione per la Mobilità Dolce da cui è scaturito un disegno di legge per la valorizzazione e la salvaguardia delle ferrovie “dimenticate”. Con queste idee chiediamo la collaborazione di quanti credono che anche per la nostra Irpinia un futuro diverso sia possibile, basta crederci con il cuore e con la testa: passione e  ragione.

 

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