AVELLINO – Dal 22 novembre quasi 1500 ammalati cronici non ricevono più l’assistenza domiciliare integrata e oncologica a causa dell’esaurimento del budget previsto dall’Asl di Avellino per questi servizi. «Sergio Florio, direttore generale dell’Azienda, ha consigliato ai malati di farsi curare in ospedale, dimenticando che la maggior parte di loro non può muoversi da casa» - ha dichiarato Vincenzo Petruzziello, segretario provinciale della Cgil. Marco D’Acunto, segretario provinciale Cgil Funzione pubblica, ha detto che «quello che sta succedendo ad Avellino è l’unico caso in Italia».
Proprio la Camera del lavoro di Avellino mercoledì scorso ha convocato personale medico e paramedico e i familiari dei pazienti per costituire un comitato di lotta permanente. Martedì prossimo ci sarà un sit-in di protesta davanti alla sede dell’Asl di Avellino e il giorno successivo i sindacalisti parteciperanno a un’audizione in Regione, alla quale dovrebbe essere presente anche Florio.
«Abbiamo aperto la Cgil ai medici, alle cooperative e soprattutto ai parenti dei malati – ha spiegato Petruzziello – per la difesa di un diritto sacrosanto, quello all’assistenza domiciliare. Secondo la Cgil – ha aggiunto Petruzziello – ci sono tutti i presupposti per denunciare Florio perché ha interrotto un servizio che rientra tra i livelli essenziali di assistenza». Infatti, nella mattinata di oggi, è stato presentato un dossier nelle mani del Procuratore Cantelmo (nel riquadro) per denunciare tutti i disservizi dell’Asl mentre nei prossimi giorni i familiari degli ammalati, assistiti da un legale del sindacato, inoltreranno una diffida al Tribunale amministrativo regionale nei confronti del direttore generale dell’Asl, Sergio Florio, e del governatore della Campania, Stefano Caldoro. A rischio anche quasi 200 posti di lavoro tra personale medico e paramedico delle diverse cooperative impegnate quotidianamente nei servizi di assistenza.
Era stato anche il sindaco di Avellino Paolo Foti, durante un vertice in Regione, ad investire il Stefano Caldoro della vicenda, il quale condividendo le preoccupazioni del sindaco ha assicurato un suo intervento «per il ripristino delle giuste risorse che tutelino la salute dei cittadini».
Sulla vicenda interviene l’unione sindacale di base: «Ad Avellino – affermano Sergio Di Lauro e Edoardo Barbato, segretari aziendale e provinciale del sindacato – un oncologo che esercita nel servizio sanitario nazionale ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale», ma «nello stesso ospedale gli ammalati oncologici si imbattono nelle liste d'attesa della diagnostica che arrivano sino a sei mesi». Questo è «l’esito di rigide limitazioni alla spesa, della tendenza dei direttori generali a lasciare vacanti i posti lavoro col disinvolto ricorso ad alternative temporanee, con personale dedicato alle cure oncologiche assunto a termine».
Chissà – domandano i sindacalisti – «che ricaduta hanno queste evidenze scientifiche, riconosciute in Europa e nel mondo, sull'ammalato che ogni giorno affronta le difficoltà di una burocrazia estenuante e di una spending review che fa pagare sempre i più deboli? E ancora «chissà se gli addetti ai lavori, alcuni dei quali da anni sono in attesa di vedersi ratificare un ruolo ricoperto in modo virtuale, sono consci che quello che fanno quotidianamente ha tale rilevanza?». Di questi risultati – concludono – «chissà se sono al corrente quei pazienti cronici e in trattamento palliativo che si sono visti negare il servizio di assistenza domiciliare dell'Asl?».




