VALLE DEL SABATO – A sinistra Atripalda e Manocalzati, sulla destra Pianodardine e Borgo Ferrovia, poi Arcella, Montefredane, Pratola Serra.Il triangolo che guarda a Nord-Est di Avellino, noto come Valle del Sabato, è una vera e propria bomba ambientale, esplosa nel silenzio generale ormai già da una ventina d’anni. Ora scorie e macerie la fanno da padrone. Ma qualcuno finalmente prova a dare voce ad un dramma che è industriale, ambientale e umano. La fotografia di un fallimento clamoroso, un’idea di sviluppo frammentata, illegale, pressappochista, irrispettosa per lavoratori cittadini e territorio.
Martedì 10 dicembre è arrivata fino all’ufficio del Procuratore Rosario Cantelmo la richiesta da parte dell’associazione “Ambiente e Salute”, un esposto sostenuto da 3061 firme di cittadini – presentato dall’avvocato Maria Santoro – che reclamano chiarezza e bonifiche sull’inquinamento della zona, coadiuvati da medici e specialisti. Si parla di un aumento considerevole di neoplasie e malattie respiratorie per abitanti (un agglomerato di circa 20mila persone) e lavoratori di un fazzoletto di terra stretto tra l’ex Isochimica, il nucleo industriale di Pianodardine, lo Stir (ex Cdr) e il fiume Sabato, sversatoio di rifiuti e liquami industriali.
«Ai giudici – spiega l’avvocato Santoro – chiediamo apposite indagini e studi epidemiologici per stabilire il nesso eziologico tra inquinamento e aumento di malattie e di procedure con indagini che riguardino, oltre al reato ambientale, anche omissioni di chi avrebbe dovuto monitorare i livelli d’inquinamento e la salute pubblica. L’aver raccolto tante firme – precisa – rafforza in noi l’idea che la magistratura vorrà vederci chiaro quanto noi».
Diversi i campanelli d’allarme inascoltati nel corso degli ultimi anni: dall’incendio del 2005 all’Irm di Manocalzati partì la richiesta di un’indagine epidemiologica che non è mai partita, nonostante la Provincia avesse finanziato un monitoraggio dell’area affidandolo all’Arpac. “Ambiente e Salute” si rivolse anche al Cnr di Lecce per uno studio approfondito sulla qualità dell’aria, fino alla sigla del protocollo d’intesa tra Comuni, Provincia e Arpac. Una trafila che non ha però prodotto risultati. Basti pensare alle ventimila ecoballe – lascito dell’emergenza rifiuti del 2008 – che ancora stazionano allo Stir di Pianodardine di cui si chiede la rimozione.
«Il problema ambientale della Valle del Sabato - dichiara Ambiente e Salute - è stato per decenni oggetto di polemiche, strumentalizzazioni e preoccupazione per le persone che vi abitano. L’ultimo dossier di Legambiente ha classificato Pianodardine tra gli insediamenti industriali «a rischio d’incidente» quindi la compatibilità tra centro urbano e il nucleo industriale, rappresenta sicuramente un problema da affrontare e risolvere. La triste vicenda dell’ex Isochimica e la certezza dei cento operai che si sono ammalati di tumore per essersi esposti alle fibre di amianto durante il lavoro di scoibentazione delle carrozze ferroviarie, descrive un dramma fatto di sofferenza, solitudine e senso di impotenza sia per le persone colpite dalla malattia sia per i loro familiari. Le istituzioni, innanzitutto, e la società civile poi, hanno il dovere di dare risposte certe a quelle persone ed ai loro cari».
La fabbrica del discusso Elio Graziano – sottoposta a sequestro lo scorso 3 giugno dallo stesso Cantelmo – di cui finalmente si inizia a parlare concretamente di bonifica, alla quale ha dedicato recentemente anche una video inchiesta il Corriere della Sera a firma di Amalia De Simone. La scorsa settimana, il sindaco Paolo Foti destinatario di un avviso di garanzia (dei 24 emessi complessivamente) quale custode giudiziario del vecchio stabilimento di Borgo Ferrovia, è stato sentito dal procuratore capo Rosario Cantelmo. Nel corso dell'incontro il primo cittadino ha esposto l'iter del progetto approvato dalla giunta comunale con un impegno di spesa di circa 60mila euro, a cui ha fatto seguito l'affidamento dei lavori e la convocazione di una conferenza di servizi con Asl e Arpac.
Un percorso che andrà avanti in due step: il tamponamento della dispersione delle fibre di amianto con la chiusura di tutti i varchi dei due capannoni e dei cubi posizionati nel piazzale dell'opificio; in più, la sigillatura dei rispettivi tetti. Per la bonifica definitiva del sito, poi, l'amministrazione chiederà un finanziamento alla Regione Campania sui fondi disponibili nell'Agenda 2007-2013 per quanto riguarda l'ambiente. Un punto sul quale rassicurano le dichiarazioni del governatore Stefano Caldoro, il quale ha assicurato la disponibilità di 5 milioni di euro. Fondi che saranno disponibili – ha assicurato Caldoro allo stesso Foti – non appena l’Asi cederà definitivamente l’area al Comune.
Che si possa arrivare alla creazione di quella “città del gusto” di cui parlava Foti in campagna elettorale a rimpiazzare la “fabbrica della morte”? Difficile, ma questo della bonifica è il primo passo degno di nota verso una “normalizzazione” che si attendeva da un ventennio.




