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    26/06/2026

Irpinia, non c'è ricambio

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_ista.jpgAVELLINO - L’Istat ha tracciato il bilancio demografico delle province italiane dell’ultimo decennio, ricostruendolo in base ai risultati del censimento della popolazione. In Irpinia il numero complessivo degli abitanti non presenta grosse variazioni (ha oscillato dal 2002 ad oggi intorno ai 430 mila residenti). I principali indicatori demografici, però, sono cambiati e, in qualche caso, anche in misura appariscente. Analizziamo i più significativi. Iniziamo dal tasso di natalità, cioè dal numero di nati per mille abitanti. Dieci anni fa raggiungeva il 9,2 per mille. Ora è sceso al 7,9, sotto la media nazionale pari al 9 per mille. Il calo di 1,3 punti registrato in provincia è davvero notevole ed è tra i più elevati del Paese.

Osservando l’andamento annuale, si nota che dal 2002 al 2004 la natalità irpina era rimasta pressoché costante. È dal 2005 ad oggi che la linea ha iniziato la preoccupante discesa, preoccupante perché – come si vedrà – nella nostra provincia non c’è più ricambio demografico giacché il numero dei morti è maggiore di quello dei nati. Infatti, il tasso di mortalità – parametrato sempre su mille abitanti residenti – è addirittura cresciuto nell’arco degli ultimi due lustri passando dal 9,6 al 10,5, superando leggermente il coefficiente nazionale (pari giusto a10). Quindi, il tasso di crescita naturale per l’Irpinia (preceduto dal segno meno, così che è più appropriato parlare di decrescita) che nel 2002 era pari a -0,4, ora è balzato a -2,6%, giusto il doppio di quello nazionale assestato su -1,3 per mille. Una bella perdita che incanutisce sempre più la già vecchia popolazione provinciale. Le classi giovani si riducono a tutto vantaggio di quelle anziane. Nel 2002, in provincia di Avellino – su 100 residenti – quelli di età compresa tra 0 e 14 anni erano 16,2. Nel 2011 sono appena 13,9. Di contro, gli over 65 – che già allora toccavano il 18,9% della popolazione – sono ulteriormente saliti al 19,6. L’indice di vecchiaia, rappresentato dal rapporto tra ultrasessantacinquenni e ragazzi sotto i 15 anni, è schizzato da 116,3 del 2002 a 140,8 del 2011; questo vuol dire che da noi adesso per ogni 100 bambini e ragazzi ci sono ben 141 persone con i capelli bianchi. Nell’arco di due lustri questo indicatore è cresciuto nella nostra provincia del 21%, contro il 13 di tutto il Paese. L’età media della popolazione irpina che dieci anni fa era di 40 anni ora è salita quasi a 43, per l’esattezza a 42,8. In tutta la penisola è di pochi decimali più elevata: 43,3 anni.

Le cose vanno meglio se si esamina l’indice di dipendenza strutturale, il quale è rappresentato dal carico sociale ed economico della popolazione non attiva su quella attiva. Tale indice è sceso in Irpinia dal 54,1% del 2002 al 50,4 nel 2011. Detto in parole più semplici, tutto ciò vuol dire che oggi nella nostra provincia per ogni 100 individui in età lavorativa quelli a carico sono 50,4. Un’aliquota, questa, più bassa del dato medio nazionale che si assesta sul 53%.

Qualche breve considerazione vale la pena di dedicarla al movimento migratorio, anche se bisogna sottolineare che quello rilevato attraverso i dati sulle residenze anagrafiche non sempre dà la misura esatta del fenomeno, per una serie di ragioni. La più importante perché molte persone che lasciano la provincia per lavoro (soprattutto giovani con contratti temporanei o stagionali) conservano la residenza nel Comune d’origine. Quindi all’anagrafe, questi movimenti in uscita – che sono di entità rilevante – non appaiono fino a quando chi si è trasferito non ha la necessità di cambiare il domicilio abituale, magari per avvalersi nel Comune/paese che lo ospita di alcuni servizi legati alla residenza. Ciò precisato, si riferisce che in provincia di Avellino il saldo migratorio interno (per mille abitanti) è salito da -0,8 a -1,1; quello con l’estero è sceso da +2,2 a + 0,8. Il saldo migratorio complessivo, quindi, che era di segno positivo 10 anni orsono, ora ha assunto il segno meno: è pari a 0,3 per mille. Dall’Irpinia, dunque, è ripreso il trasferimento di persone – non più manovali con la valigia di cartone, ma in particolare giovani, con lo zainetto, il computer e tanto di laurea e di master – alla ricerca di una “sistemazione” che nella nostra provincia diventa sempre più difficile trovare.

 

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