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    26/06/2026

Derby Avellino-Napoli, dalla sentenza della Corte d’appello nessuna responsabilità sulla morte di Sergio Ercolano

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Lo stadio Partenio-LombardiAVELLINO – Sono trascorsi poco più di 10 anni da quella tragica sera del 20 settembre 2003 in cui si sarebbe dovuto disputare il derby tra Avellino e Napoli e che, invece, non si giocò giacché prima della gara ci furono violenti scontri tra le forze dell’ordine e una moltitudine di tifosi napoletani, privi di biglietto, che comunque intendevano assistere alla gara forzando gl’ingressi dello stadio. In quella circostanza un giovane di appena 20 anni, Sergio Ercolano, perse la vita precipitando da una tettoia in plexiglass dall’altezza di una decina di metri, tettoia che aveva ceduto sotto il peso del supporter partenopeo, il quale la stava attraversando forse nel tentativo di sottrarsi ai tafferugli o per accedere sugli spalti. Gli eredi del povero Ercolano proposero dinanzi al Tribunale di Napoli un giudizio per ottenere un risarcimento per la morte del ragazzo richiedendo tre milioni di euro. La causa civile fu intentata contro il Comune di Avellino, proprietario dell’impianto, l’Us Avellino e il ministero degli Interni. Il Tribunale rigettò l’istanza ritenendo che le parti citate nel giudizio non avessero alcuna responsabilità per l’accaduto. Gli eredi proposero appello contro questa sentenza di primo grado.

A 10 anni di distanza è giunto ora anche il verdetto di secondo grado che ha confermato la sentenza del Tribunale. La Corte d’Appello - come rende noto in un comunicato stampa l’avv. Biancamaria D’Agostino del foro avellinese che in entrambi i gradi di giudizio ha difeso l’Us Avellino - ha ritenuto che in “situazione di estremo disordine e violenza si pone il comportamento abnorme dell’Ercolano che – o per entrare nello stadio eludendo i controlli o per trovare una via di fuga per sottrarsi alla guerriglia tra tifosi – scelse autonomamente e consapevolmente di percorrere una strada che, per tutte le caratteristiche innanzi illustrate, era prevedibilmente molto insicura e visibilmente insidiosa”. Dunque nessuna responsabilità per le parti citate in giudizio. Nei confronti dell’Us Avellino – società che nel frattempo è stata dichiarata fallita – la Corte d’Appello ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso.

 

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