ATRIPALDA – È scomparso Antonio Mastroberardino, autorità massima - per unanime riconoscimento - dell’enologia campana e non solo. Aveva 86 anni. Una lunga vita spesa per la valorizzazione dei vitigni autoctoni della regione e, in particolare, della sua terra, l’Irpinia. Discendente da una famiglia di “cantinieri”, è stato, insieme ai fratelli Angelo e Walter, l’apripista dell’enologia nostrana, diffondendola in ogni angolo del mondo. Mentre altrove i vignaioli si dedicavano alle varietà internazionali, economicamente più vantaggiose, i Mastroberardino puntarono esclusivamente sulle pregiate uve locali: l’aglianico, il greco, il fiano, la falanghina, ecc..
Si batterono, insieme agli enti territoriali a ciò deputati, affinché i maggiori vini irpini potessero trovare un meritato posto nel gotha dell’enologia italiana. Evento che si realizzò negli anni Settanta del secolo scorso quando le tre gemme della viticoltura della nostra provincia ottennero il riconoscimento della denominazione di origine controllata (cui seguì alcuni lustri dopo la Docg, il fregio maggiore attribuito a un vino) . “Avendo dotato nel frattempo il loro antico stabilimento di attrezzature tecniche le più avanzate e costose, unitamente ad un moderno laboratorio di chimica enologica, partono alla conquista del mondo”: così scrive sui Mastroberardino Michele Vitagliano, docente presso l’università di Bari, autore del monumentale volume I vini doc irpini, edito dalla Camera di Commercio di Avellino.
E il laboratorio enologico è stato il regno di Antonio Mastroberardino, laureato in chimica, che con i suoi studi e le sue ricerche ha dato il suo alto contributo scientifico per la migliore conoscenza delle qualità organolettiche delle nostre eccellenze vinicole. Nominato, nel 1994, dal presidente della Repubblica Ciampi cavaliere del lavoro, Antonio Mastroberardino era considerato l’archeologo della vite e del vino della Campania. Non a caso la Soprintendenza archeologica di Pompei aveva conferito proprio alla sua azienda – una delle più longeve d’Italia – l’incarico di ripristinare la viticoltura dell’antica Pompei, un progetto che si concretizzò nella produzione del “Villa dei misteri”, un vino pompeiano rosso costituito da un uvaggio di aglianico, sciascinoso e piedirosso. Il dottor Mastroberardino ha ricoperto vari e importanti incarichi sia a livello nazionale che locale e non soltanto nel settore enologico. È stato il primo presidente del Consorzio tutela dei vini d’Irpinia.
La cerimonia funebre si svolgerà domani alle 10.00 nella chiesa di Sant’Ippolisto ad Atripalda.




