AVELLINO – Allarme gassificatore a Pianodardine, cresce il timore di un nuovo attacco all’ambiente. Dopo le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi durante alcuni appuntamenti pubblici dal sindaco di Avellino, Paolo Foti, sulla ferma intenzione dell’amministrazione comunale di vietare ogni insediamento produttivo a rischio e la replica giunta dalla Italplasma srl società di Napoli, che gestisce impianti al plasma per lo smaltimento dell’amianto della ex Cementir di Bagnoli, si apre il caso. Il primo cittadino aveva chiaramente fatto riferimento all’ipotesi di un interesse di aziende del settore a sbarcare in Irpinia ed aveva avvisato: “Ostacolerò un’opera del genere anche fisicamente”. Ma qualcuno si è sentito chiamato in causa ed ha ritenuto di dover difendere la presunta utilità del gassificatore e la qualità delle tecnologie che avrebbero un basso impatto ambientale. In municipio, quindi, in queste ore è cresciuto il livello di attenzione sulla vicenda.
Ad alimentare la preoccupazione hanno contribuito anche le affermazioni dell’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Martusciello, sulla necessità di attivare un tavolo sulle questioni energetiche. “Ci sono problematiche nuove e importanti – ha sostenuto nel corso di una riunione tenuta nella sede di Confindustria di Avellino – che vanno affrontate con serenità, contemperando sviluppo e rispetto del territorio”. Parole sospette, che nonostante la prudenza, non escludono la possibilità di un via libera a termovalizzatori, gassificatori e lavorazioni di rifiuti nocivi nemmeno nella verde Irpinia. Quanto basta perché in un’area come Pianodardine-Borgo Ferrovia, già profondamente segnata da scelte sbagliate e sciagurate assunte nel passato, torni la paura che si possa rivivere un nuovo incubo amianto.
Tra le prime reazione quella di Franco Mazza medico ed esponente di Sel: “È il caso di dire che non se ne parla proprio. Pianodardine non tollera più nemmeno impianti a cosiddetto basso impatto ambientale. I monitoraggi effettuati ripetutamente da circa 10 anni dimostrano che i livelli di inquinamento sono ormai intollerabili e minano pesantemente la qualità della vita di questo folle nucleo industriale”. Una situazione di drammatico degrado ecologico e di concreto rischio per la salute delle persone che investe l’intera Valle del Sabato che ha subìto continue incursioni a causa della pessima gestione dell’emergenza rifiuti, diventando un grande sversatoio di immondizia. Senza considerare la mancata predisposizione di aree di contenimento delle emissioni delle industrie, gli scarichi abusivi nel fiume effettuati da imprenditori senza scrupoli, l’assenza di controlli, la latitanza o l’ambiguità delle istituzioni preposte, la connivenza di una certa politica e gli appetiti del malaffare e della camorra. “Non accetteremo più nulla supinamente – chiarisce Mazza – e sapremo reagire”.




