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    26/06/2026

Coluccino: «Pesca sportiva vietata nel Calore e nel Sabato, nel fiume Sarno no»

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Un tratto del fiume CaloreAVELLINO – Appresa la notizia dello stanziamento dei fondi per bonificare il bacino del fiume Sarno, l’associazione dilettantistica pescatori sportivi “Irpinia” chiede lumi sulla situazione dei corsi d’acqua provinciali, Calore e Sabato, chiusi alla pesca sportiva ed in alcuni casi utilizzati per scopi diversi.  «Con stupore apprendiamo – si legge in un comunicato a firma del presidente Adps Lucio Coluccino – che il fiume Sarno è inquinato. Infatti il presidente della commissione regionale bonifiche Antonio Amato per il disinquinamento del Sarno ha stanziato fondi per 400 milioni di euro. Con lo stesso stupore ci chiediamo come è possibile che l’amministrazione provinciale non si sia accorta dell’inquinamento del Sarno? Come è possibile che l’Arpac non abbia effettuato i dovuti prelievi per accertarne la scarsa salubrità delle acque? Come è possibile che il fiume Calore ed il fiume Sabato siano talmente inquinati da richiederne il divieto alla pesca sportiva ed il Sarno inquinato, secondo Antonio Amato, non è chiuso a tale hobby? I fiumi Calore e Sabato sono chiusi alla pesca sportiva già da due anni ed il 2014 sarà il terzo, il fiume Sarno “no”, quindi non è inquinato? È possibile che il Calore ed il Sabato in provincia di Avellino abbiano inquinato i corrispettivi in provincia di Benevento e Caserta?

Ma il paradosso si è raggiunto con l’invaso di Conza della Campania.  Nell’invaso è vietata, anche qui da due anni, la pesca sportiva in quanto l’acqua contiene una concentrazione di salmonella ed escherichia coli così elevata da vietarne la pratica. Tali batteri  sono  presenti nel nostro intestino e nell’intestino di tutti gli animali a sangue caldo, facilitano la digestione del cibo, e vengono emessi nelle acque con le feci. Vengono considerati inquinanti se la loro concentrazione nelle acque supera una soglia minima. Dov’è il paradosso? Il fiume Ofanto, immissario e emissario dell’invaso di Conza della Campania, non è inquinato e la pesca è praticabile, quindi chi inquina le acque del lago di Conza?

Chiediamo all’amministrazione provinciale di Avellino, Area tematica Ecosostenibilità - Attività ittico venatoria, così solerte  a vietare la pesca sportiva (per poterla praticare si paga una tassa regionale) ed eccessivamente competente, di prendere in considerazioni l’utilizzo dei filtri a ridosso dello sbarramento. I filtri che disinquinano le acque dell’invaso e rendono l’Ofanto disinquinato a valle della diga. Inoltre abbiamo constatato come l’escherichia coli e la salmonella dell’invaso di Conza siano “ceppi unici ed altamente selettivi” letali per i pesci ed i pescatori, ma non affatto per gli uomini dell’associazione ambientalistica che ospita scolaresche per il birds watching; per i bovini che pascolano in quell’area; per i “bagnanti” di luglio/agosto/settembre; per la Protezione civile di Battipaglia che godendo di un permesso rilasciato non si capisce se dalla stessa amministrazione provinciale di Avellino, dal Comune di Conza della Campania o dall’Ente Irrigazione di Bari, ha effettuato nel periodo di divieto, cioè il giorno 7/8 settembre 2013 una “Esercitazione e dimostrazione della Protezione civile di Battipaglia”, prove di salvataggio in acqua (vedasi filmato su solobattipaglia).

L’assurdo poi si raggiunge sul Lago Laceno. Lago che nel periodo tarda primavera/estate è il wc di tutti i bovini della Piana del Laceno. Ma forse le urine e le feci dei bovini sono esenti dei batteri dinanzi enunciati? E come digeriscono la cellulosa proprio i bovini? O forse la quantità di acqua in quel periodo dell’anno (quando il Lago viene definito “pantano”) è talmente tanta da ridurne la concentrazione? È da ricercare tra queste cause la motivazione del mancato divieto di pesca sul Lago Laceno? Lubrano avrebbe detto “la domanda sorge spontanea” i soldi per bonificare il Sarno sono stati stanziati, i soldi per “migliorare” le condizioni del Laceno sono stati spesi, i soldi per regimentare le acque dei fiumi Calore e Sabato (altro argomento sul quale si tornerà con la documentazione pre e post lavori) sono stati “utilizzati”, ma “fusse che fusse la vorta bona” per avere i soldi e risanare le tre province bagnate da tali corsi d’acqua?».

 

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