Traffico illecito di rifiuti: sgominata organizzazione criminale che operava in quattro regioni, in carcere 14 persone

Venerdì 11 Aprile 2014 12:23 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Carabinieri_cc_montel3.jpgFOGGIA – Sgominata dalle forze dell’ordine una banda criminale che operava - nel settore del trasporto e smaltimento dei rifiuti - in ben otto province: Foggia, Barletta-Andria-Trani, Avellino, Caserta, Salerno, Benevento, Potenza e Campobasso. Quattordici le persone arrestate, 25 milioni il valore di bene sottoposti a sequestro: si tratta di aziende, stabilimenti, automezzi e altre attrezzature per smaltire i rifiuti. Da notare che uno degli arrestati (quale titolare di una impresa coinvolta nelle dinamiche della ecomafia campana) risulterebbe presente nella lista consegnata il 7 ottobre 1997 dal collaboratore di giustizia Carmine Schiavone (cugino del famoso Francesco Schiavone, soprannominato Sandokan) alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Per eseguire questa complessa operazione, denominata Black Land, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, sono stati necessari 150 investigatori del comando provinciale carabinieri di Foggia, del nucleo operativo ecologico di Bari del comando carabinieri tutela per l'ambiente e della Dia del capoluogo pugliese. L’attività investigativa è partita più d’un anno fa e per ricostruire il  tortuoso “giro” che alcuni imprenditori senza scrupoli facevano fare ai rifiuti per smaltirli illecitamente gli inquirenti si sono avvalsi di sofisticati programmi informatici di monitoraggio ambientale. Inoltre hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche, rilevazioni satellitari, servizi di osservazione, con videoriprese effettuate a distanza mediante telecamere ad infrarossi, acquisizioni di documenti e consulenze.

Il traffico illecito messo su dal sodalizio criminoso consisteva nel “tombamento” in un enorme cratere presente su un terreno agricolo ubicato in Ordona (Foggia) di rifiuti speciali non trattati (la cosiddetta frazione umida), derivanti da un fasullo impianto di compostaggio e nello smaltimento illecito di rifiuti speciali derivanti da trattamento meccanico, (cosiddetta. frazione secca), provenienti da un impianto di stoccaggio ubicato a Foggia. Gl’investigatori hanno calcolato che  i rifiuti speciali, illecitamente smaltiti, tutti provenienti da impianti di raccolta e stoccaggio ubicati in Campania, nelle province di Salerno, Caserta e Avellino, ammonterebbero a non meno di 12.000  tonnellate. Circa le modalità di gestione del traffico illecito,  gl’inquirenti hanno appurato che i rifiuti speciali, prodotti in diversi Comuni delle province di Salerno e Caserta, dapprima venivano trasportati presso i siti di stoccaggio della Sele Ambiente di Battipaglia, in provincia di Salerno, e della Ilside di Bellona, in provincia di Caserta. Poi la frazione umida era conferita all'impianto di compostaggio della Biocompost Irpino di Bisaccia. Da qui, senza subire alcun trattamento, accompagnata da falsa documentazione, veniva trasportata e gestita come se si trattasse di ammendante, per essere definitivamente smaltita mediante "tombamento" nel cratere di  Ordona, gestito dall'Edil C., impresa munita di un’autorizzazione al ripristino ambientale. I rifiuti della frazione secca invece erano conferiti alla Spazio Verde Plus di Carapelle (Foggia); dopo lo stoccaggio in un capannone sito in località Santa Cecilietta di Foggia, venivano sversati in aree diverse disseminate in Puglia, Campania, Basilicata e Molise, senza badare minimamente all’ambiente tant’è che alcuni rifiuti sono stati sversati anche nei pressi di zone (lacustri e fluviali) protette, di grande rilevanza paesaggistica e faunistica. In alcuni casi i rifiuti venivano incendiati subito dopo lo sversamento. Una base operativa per gli smaltimenti illeciti era l'area di parcheggio di Carapelle della Ecoball Bat di Cerignola.