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    26/06/2026

Strage del viadotto sull’A16: pullman senza revisione, indagati due funzionari della Mtc

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_viadotto.jpgAVELLINO – Clamorosa svolta nelle indagini sulla strage del pullman  che il 28 luglio dell’anno scorso precipitò dal viadotto Acqualonga dell’autostrada A16, in territorio del Comune di Monteforte Irpino. Il veicolo, contrariamente a quanto era stato affermato all’indomani della tragedia che costò la vita a  ben 40 persone, non avrebbe effettuato la prescritta revisione. Due funzionari della motorizzazione civile di Napoli, forzando il sistema informatico, avrebbero fatto risultare che il Volvo era stato regolarmente revisionato e ritenuto idoneo alla circolazione. Ma, in sostanza, il mezzo non sarebbe stato sottoposto al prescritto controllo tecnico. La falsificazione degli atti – secondo la Procura della Repubblica di Avellino guidata da Rosario Cantelmo – sarebbe avvenuta nei giorni successivi alla catastrofe. Ad effettuarla un funzionario amministrativo, in possesso della password del sistema, e un tecnico che avrebbe sottoscritto il documento attestante l’idoneità del mezzo. Queste due persone (un uomo e una donna), entrambe in servizio presso l’ufficio della Mtc di Napoli, sono state iscritte nel registro degli indagati per falso in atto pubblico.

Dunque, il bus della morte non avrebbe potuto e dovuto  circolare. E invece scorazzava liberamente in Italia e all’estero trasportando centinaia di pellegrini e turisti. Dall’ultima immatricolazione effettuata nel 1995 aveva 800 mila chilometri sul groppone. Se ci fosse stata una scrupolosa manutenzione e un’attenta revisione tecnica l’incidente non sarebbe accaduto giacché a cedere, stando ad alcune indiscrezioni  sulla perizia tecnica, sarebbe stato l’impianto di trasmissione.

Un pezzo di questo meccanismo, infatti, fu trovato un chilometro  prima del  punto della sciagura. Il moncone della trasmissione rimasto sotto l’autobus avrebbe tranciato le condotte del sistema frenante, facendo uscire il liquido e rendendo i freni inattivi. A quel punto il pullman impazzito, peraltro in un tratto in discesa con forte pendenza, iniziò la sua folle corsa e - nonostante i tentativi dell’autista del mezzo che intendeva frenarlo facendolo strisciare lungo le barriere situate a destra della carreggiata - andò a schiantarsi contro il guardrail; il quale non resse all’impatto perché – così sembra – i bulloni che avrebbero dovuto ancorarlo al suolo erano stati corrosi dal sale sparso durante il periodo invernale per eliminare il ghiaccio. Quindi il pauroso volo da un’altezza di diversi metri. Per quasi tutti i passeggeri - una comitiva di pellegrini dell’area puteolana - non ci fu niente da fare. A salvarsi, su 47 persone a bordo del bus della morte, furono soltanto in sette.  Dunque la lista degli indagati per questa grave strage si allunga; al proprietario dell’automezzo e ai cinque funzionari della società Autostrade si aggiungono ora i due impiegati della motorizzazione.

 

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