Il Comune chiude la Malzoni. Ricorso al Tar

Sabato 07 Giugno 2014 12:50 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_cdc_malzoni.jpgAVELLINO – È stato impugnato ieri mattina presso il Tribunale amministrativo regionale di Salerno il provvedimento dell’amministrazione comunale, che da giovedì ha imposto la sospensione delle attività sanitarie della struttura di via Carmelo Errico, ad Avellino, a causa «della mancanza dei requisiti minimi strutturali, tecnologici, strutturali e organizzativi», come si legge nel dispositivo firmato, a insaputa del primo cittadino, dalla dirigente del settore Lavori pubblici, Carmela Cortese.

Proprio il sindaco, Paolo Foti, ha espresso sconcerto per l’accaduto: «Ho appreso in via informale del provvedimento dirigenziale del 30 maggio con il quale è stata disposta la sospensione dell’attività della clinica Malzoni. Senza entrare nel merito della misura che rientra nell’ambito dell’autonomia gestionale in capo al dirigente, esprimo sorpresa e disappunto per non essere stato preventivamente informato, in qualità di Sindaco nonché di autorità sanitaria locale, del provvedimento in questione, adottato senza neppure l’apertura del procedimento ex L. 241/90».

Mentre il parere dei magistrati è atteso entro la prossima settimana, il direttore sanitario della «Malzoni», Nicola Battista, tranquillizza i 133 pazienti ricoverati e quelli in lista di attesa: «I degenti non corrono alcun rischio di essere dimessi prima del tempo. In ogni caso siamo fiduciosi sull’esito del ricorso perché l’ordinanza si basa sulle stesse motivazioni di quella precedente che già ci vide vittoriosi al Tar». Infatti quella dell’altro giorno è la seconda ordinanza di chiusura emessa dall’amministrazione comunale dopo il parere della commissione tecnica multidisciplinare dell’Asl: già a fine febbraio uno stop e poi il ricorso al Tar che invalidò l’ordinanza fissando anche la sentenza nel merito per il prossimo novembre.

Periodo entro il quale la «Malzoni» dovrà essere riqualificata secondo le indicazioni fornite dalla commissione Asl in base alla delibera regionale 7301 del 2001, che ha ridefinito i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi per le strutture sanitarie pubbliche e private. È a rischio, quindi, anche l’accreditamento istituzionale che la Regione concede alle strutture sanitarie pubbliche e private.