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    27/06/2026

Autori del Sud, Sibilia (M5S): «Giannini non ha ancora soluzioni»

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Salvatore Quasimodo ed Elio VittoriniROMA - “Risposta pilatesca”: così il deputato del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia, definisce quella ricevuta stamattina in Commissione Cultura all’interrogazione presentata il 5 agosto sulla mancata presenza nelle “Indicazioni nazionali”, per il quinto anno dei licei e relativamente all’insegnamento della letteratura novecentesca, di quegli autori meridionali come Sciascia, Quasimodo, Vittorini, Serao, Ortese, Scotellaro, che hanno segnato la storia del pensiero italiano.

“Non posso che ritenermi insoddisfatto della risposta ad una questione che investe un ambito così importante per la formazione culturale della nuove generazioni e per il mantenimento di quella memoria storico-letteraria senza la quale non si può interpretare il presente e prospettare il futuro” – dichiara il parlamentare avellinese.

“Occorreva porre rimedio il prima possibile al marchiano errore dell’ex ministro dell’Istruzione Gelmini, non corretto nemmeno dai successori Profumo e Carrozza. Ed invece i tempi del dicastero dell’Istruzione sembrano allungarsi e le modalità complicarsi. Fare riferimento, infatti, ad un complessivo processo di verifica solo al termine del quale procedere ad un aggiornamento delle Indicazioni nazionali significa dilatare i tempi. Ipotizzare la sostituzione dell’attuale lista degli autori, anziché un’integrazione, vuole dire complicarsi la vita” – continua il portavoce avellinese, che aggiunge: “Ci aspettavamo di più dall’attuale ministro Giannini che in molte circostanze si era lasciata sfuggire di avere quasi pronta la soluzione, che invece ancora non c’è”.

“Non è una questione campanilistica, ma è una battaglia per il recupero e la valorizzazione della cultura del Mezzogiorno troppo spesso marginalizzato. Offrire una visione parziale di tipo nordista agli studenti italiani, che saranno i cittadini adulti di domani, è un atto di inaudita gravità e bisogna provvedere a ripristinare il quadro formativo in una logica di equilibrio. La politica inizi a occuparsi di cultura seriamente e in via prioritaria. Con questo spirito il Movimento 5 Stelle, dopo aver presentato una risoluzione in Commissione e questa interrogazione a supporto di una più vasta mobilitazione che ha visto scendere in campo il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, oltre a numerosi e autorevoli intellettuali, non abbasserà la guardia ed anzi resterà vigile affinché su questa vicenda non cali un impietoso quanto mortificante silenzio” – conclude Sibilia.

Il commento - (c.s.) Apprezzabile l'entusiasmo con cui l'on. Sibilia sta sostenendo - sia pure con l'ennesima interrogazione (a proposito, a che numero siamo?) - la battaglia che da tempo sta conducendo il Centro di documentazione sulla poesia del Sud grazie all'impegno di Paolo Saggese, Peppino Iuliano, Salvatore Salvatore ed altri. Provi, comunque, anche a spiegare e a ricordare ai suoi interlocutori parlamentari - più alla Giannini, forse, che non alla Gelmini che certamente non ha contezza del pensiero, per non dire dell'esistenza, di personalità politiche e culturali del calibro di Francesco De Sanctis e Pasquale Stanislao Mancini - che a dettare le linee della politica culturale e dell'istruzione in quella nuova Italia che si stava costruendo all'indomani dell'Unità furono appunto due uomini del Sud, del profondo Sud, chiamati a tanto da Massimo D'Azeglio prima, da Cavour poi. Stiamo appunto parlando di due giganti quali furono nei loro campi Francesco De Sanctis, il grande letterato di Morra Irpina, l'autore, tra l'altro, di quella Storia della letteratura italiana, la madre di tutte le letterature, che ha formato intere generazioni, senza campanilismi e senza alcuna distinzione tra Nord e Sud; e Pasquale Stanislao Mancini, il grande giureconsulto di Castel Baronia, il fondatore del diritto internazionale, il diritto che regola i rapporti tra i popoli, sostenitore, seguendo la lezione di Cesare Beccaria, dell'abolizione della pena di morte. Entrambi seppero interpretare ed esprimere al massimo grado, nel loro magistero culturale e universitario e nell'impegno politico, una nuova dimensione civile coniugando, ai massimi livelli, politica e cultura: politica, intesa sempre come servizio e mai come mero esercizio del potere e conservazione dello stesso (di interrogazioni parlamentari manco a parlarne); cultura, intesa sempre come forza e sostegno all'azione politica, come rigore morale nell'interesse della nazione. Ecco, togliere dai programmi dei licei autori come Quasimodo e Vittorini o come Sinisgalli (chissà come commenterebbe la cosa Carlo Levi!) è come togliere dalla storia italiana la lezione di De Sanctis e Mancini.

 

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