AVELLINO – La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro preventivo d'urgenza dell’area sita in Avellino alla Piazza Castello, dove - fermo da alcuni anni - c’è il cantiere per i lavori di riqualificazione urbana dell' area. Il nuovo provvedimento di sequestro è stato adottato nell’ambito di indagini per omissione d’atti d’ufficio e per la gestione di rifiuti non autorizzata, indagini coordinate dall’ufficio diretto dal procuratore Rosario Cantelmo e condotte dal Nipaf del Corpo forestale dello Stato insieme ai colleghi dell’aliquota di polizia giudiziaria dello stesso Corpo.
“A seguito dell'ispezione dei luoghi effettuata il 25 novembre 2014 su delega del pubblico ministero ed a seguito del deposito della relazione del consulente tecnico del P.M. in data 3 dicembre scorso -si legge in un comunicato a firma dello stesso Procuratore capo - questa Procura ritiene che siano stati indebitamente rifiutati atti d' ufficio (che dovevano essere compiuti senza ritardo per ragioni di sicurezza pubblica, nonché di igiene e sanità) omettendosi - in violazione di obblighi di legge - di adottare le misure necessarie di prevenzione e la messa in sicurezza di emergenza dell' area di piazza Castello nonostante che le analisi condotte in data 4 giugno 2012 (su un campione di terreno prelevato dall’area citata) avessero rivelato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione per il parametro cadmio e nonostante che dall’«Analisi di rischio» (disposta dal Comune di Avellino ed eseguita da tecnici incaricati dal medesimo ente) risultasse che l’area di Piazza Castello presenta un rischio sanitario-ambientale non accettabile per i parametri di piombo e arsenico”.
L’intera vicenda ha avuto inizio più di due anni fa quando durante i lavori di scavo per dare esecuzione al progetto di riqualificazione urbana dell’area antistante il teatro Gesualdo venne fuori un’ingente quantità di materiale che dalle analisi risultò essere contaminato, materiale che anni prima era stato adoperato per livellare la piazza. In tale massa di detriti furono rinvenuti anche manufatti contenenti amianto. Questo materiale – si legge ancora nel comunicato della Procura – è tuttora indebitamente ammassato nella Piazza Castello in tre cumuli, rispettivamente di circa 70, 100 e 300 metri cubi. “Al fine di garantire la tutela della falda acquifera sottostante, in relazione alla contaminazione da piombo e da arsenico - prosegue la nota dell’ufficio di piazzale De Marsico - gli stessi tecnici incaricati dal Comune di Avellino hanno, invano, raccomandato nel documento di «Analisi di rischio» un'adeguata impermeabilizzazione dell'intera superficie del cantiere (che corrisponde a tutta l’area di Piazza Castello) con drenaggio delle acque di pioggia/ruscellamento, onde evitare proprio il contatto delle acque meteoriche con il terreno contaminato e quindi la migrazione dell’acqua contaminata nella falda acquifera sottostante alla Piazza Castello, evidenziando, inoltre, la necessità di un monitoraggio delle acque di falda da attuarsi con cadenza almeno annuale”.
Dalla recente ispezione dei luoghi disposta dalla Procura è risultato invece che l'area in questione è stata lasciata, ormai da oltre due anni, in uno stato di totale abbandono ed incuria. Oltre ai cumuli di rifiuti rinvenuti con gli scavi sono cresciute sterpaglie, piante infestanti e pioppi. “ n tale stato, l'area è ancora esposta alle piogge ed al rischio concreto di migrazione dei contaminanti nella falda acquifera e non è stato adottato alcun idoneo intervento, nell’immediato ed a breve termine, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione ed impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito, in attesa di ulteriori e futuri interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente.”
La Procura di Avellino ricorda di aver disposto fin dal 14 agosto 2012 il dissequestro probatorio dell'area, riconsegnandola al Comune di Avellino il 17 agosto 2012, con l' espressa prescrizione di procedere agli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. L’incuria dell' amministrazione comunale avrebbe peggiorato la situazione giacché – dice la Procura – la struttura del terreno ”è stata influenzata dall’azione meccanica esercitata dalle radici delle piante che aumenta la permeabilità del suolo e la capacità di infiltrazione delle acque di pioggia, con conseguente ulteriore rischio di migrazione dell’acqua potenzialmente contaminata nella falda acquifera”. Da qui il nuovo provvedimento di sequestro emanato d'urgenza “per evitare l'ulteriore compromissione dell'integrità ambientale del sito”, che risentirebbe delle precipitazioni piovose prevedibili in questo periodo stagionale. Questa la chiusura del fermo comunicato della Procura.
